
Dopo un 2025 sotto target, la Regione accelera: fondi, filiere, turismo rurale e giovani imprenditori al centro della nuova programmazione
Il 2026 sarà un anno da segnare in rosso per il comparto agricolo e zootecnico umbro, soprattutto per chi già opera nelle campagne e per i giovani che intendono investire e avviare nuove attività. Dopo un 2025 che, come ammesso durante la fase di monitoraggio alla presenza dell’assessore Meloni, non ha centrato gli obiettivi di spesa previsti su bandi e sostegni, la Regione preme adesso l’acceleratore. La missione è chiara: recuperare in tempi record e spingere al massimo l’utilizzo delle risorse disponibili.
A confermarlo èGraziano Antonielli, Autorità di Gestione del CSR, che non ha nascosto le difficoltà degli ultimi anni:
“Gli sforzi si sono concentrati sulla chiusura della vecchia programmazione, molto impegnativa in termini di risorse e gestione. Questo ha messo sotto pressione la struttura regionale e tutto il sistema agricolo. Nel 2025 non abbiamo raggiunto i livelli di spesa attesi, ma nel 2026 contiamo di recuperarli completamente con circa trenta bandi in uscita nei primi mesi dell’anno”.
Il pacchetto annunciato vale complessivamente130 milioni di euro, destinati a nuove imprese agricole, progetti di cooperazione, innovazione e sostenibilità. Una quota importante è riservata ai giovani agricoltori, con strumenti dedicati per favorire ricambio generazionale e nuova imprenditorialità nelle aree rurali.
Guardando all’intera programmazione, la cifra complessiva disponibile – tra fondiFEASRe contributi nazionali – arriva a530 milioni di euro. Una spinta economica che dovrebbe generare un effetto leva significativo, soprattutto per filiere e trasformazione agroalimentare, valorizzazione dei prodotti tipici, sviluppo delle aree interne e turismo rurale.
La priorità politica è chiara: investire su ciò che rende l’Umbria ciò che è. Identità, terra, comunità. Vale per l’olio e il vino, per i formaggi e le carni, per cereali e orticolture di nicchia. Vale soprattutto per il racconto dei territori, sempre più collegato al turismo esperienziale, sostenibile, lento.
Il 2026, se davvero i bandi partiranno nei tempi previsti, rischia di essere il vero spartiacque per l’agroalimentare regionale. Anno della svolta o dell’ultima chiamata? Io mi sbilancio: dipenderà tutto dalla capacità di cogliere, non solo di annunciare.
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