Visione, coraggio e radicamento nel territorio: si è spento a 92 anni Arnaldo Caprai, figura chiave dell’imprenditoria umbra e nazionale, capace di unire industria, cultura del lavoro e agricoltura di qualità
Si è spento all’età di 92 anni Arnaldo Caprai, fondatore della cantina che porta il suo nome e protagonista assoluto di una delle più riuscite storie imprenditoriali umbre del secondo Novecento. Nato il 18 luglio 1933, Caprai ha incarnato una visione d’impresa che oggi appare quasi controcorrente: paziente, radicata, capace di guardare lontano senza mai perdere il legame con il territorio.
La sua carriera nasce nel settore tessile, dove si afferma come imprenditore di primo piano. Socio del lanificio Cariaggi e fondatore dell’Italmaglia a Foligno, Caprai è stato anche il più grande collezionista di pizzi e merletti antichi: non un vezzo, ma il segno di una sensibilità profonda per il lavoro, la manifattura, la memoria produttiva italiana.
Negli anni Settanta arriva la scelta decisiva. Nel 1971 acquista 42 ettari a Montefalco, di cui quattro già vitati nella Tenuta Val di Maggio, puntando su un vitigno allora marginale e difficile: il Sagrantino di Montefalco. Una scelta tutt’altro che scontata, che rivela la sua cifra imprenditoriale più autentica: investire dove altri non vedono ancora valore, costruirlo nel tempo, difenderlo con qualità e visione.
Nel 1982 Caprai decide di trasferire la cantina di vinificazione e gli uffici in una sede più moderna e funzionale, segnando il passaggio definitivo da progetto agricolo a impresa strutturata. Nel 1986 affida l’azienda al figlio Marco, che la trasforma in un’eccellenza internazionale: oggi la cantina conta circa 160 ettari di vigneti, 750mila bottiglie l’anno e un portafoglio di etichette che hanno contribuito a ridefinire il posizionamento del vino umbro nel mondo.
Nel 2002 arriva il riconoscimento ufficiale dello Stato con il titolo di Cavaliere del Lavoro per meriti in agricoltura. Un’onorificenza che fotografa bene il senso del suo percorso: l’impresa come strumento di sviluppo, non come fine autoreferenziale.
“Mio padre è stato un ottimista e un generoso – ha dichiarato il figlio Marco all’ANSA – ci lascia l’insegnamento di guardare sempre avanti, di credere nell’impresa e nello sviluppo”. E ancora: “Una grande visione imprenditoriale, prima nel tessile, poi nel vino. Fino all’ultimo ha trasmesso l’idea che il futuro si costruisce con passione e fiducia”.
Arnaldo Caprai lascia la moglie Fiorella e i figli Marco, Luca e Arianna. Ma lascia soprattutto un’eredità culturale ed economica che va oltre il vino: la dimostrazione concreta che anche in Umbria si può costruire eccellenza globale senza tradire l’identità locale. E oggi, guardando il successo del Sagrantino, è difficile non riconoscergli un merito storico.
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