Con la morte di Valentino Garavani non si estingue una forma, ma si sottrae alla presenza ciò che le dava senso: l’aura, che solo nel distacco rivela la sua persistenza.
Sembrava che il 19 gennaio 2026, non dovesse arrivare mai. Una data non prevista dal calendario degli eventi nefasti; e invece è arrivata con la stanchezza delle due moire filanti, per brevi 93 anni e con la determinatezza della terza moira Atropo, a troncare tutto, con un taglio netto.
Così è morto Valentino Garavani, per tutti Valentino e basta. Ultimo di una generazione di semi dei, o dei (è da stabilire) che hanno illuminato un lungo tempo di fertilità creativa, all’insegna del gusto, dello stile, della raffinatezza, facendo della moda, che Leopardi voleva sorella della morte, un fattore di luminosità, di questo tempo di fertilità e abbondanza che, però, con il suo correre senza intermittenza, consuma, idee, progetti e fantasie, financo, con il suo stemma di originalità che passa il testimone, da uno all’altro, combinandosi con una conversione dell’originarietà, in una dialettica che rende difficile l’esistenza di uno stile, al di là di un suo abuso linguistico, che lo vede presente dovunque, mentre è specchio fuggente.
In realtà originalità e stile, rappresentano una contrapposizione, perché la prima richiede velocità e transuenza, il secondo una profondità e un lenta distillazione. Valentino con il suo genio fantastico, negli etimi dell’alta moda, che è una causa sui, un’apparizione “miracolosa”, che è resa possibile dall’eclettismo, che vede nella differenza la sua forma suprema, facendo affermare che “tante son regole, quanti son geni” per cui bisognerebbe rapportarsi agli assoluti e non già ai relativi; gli assoluti sono quelli come lui che vedono dove noi non vediamo, sentono dove noi non sentiamo, toccano dove non tocchiamo. Nel tempo hanno avuto tanti nomi, Saffo, Sofocle, Lucrezio, Fabullo, Michelangelo, Greco, Paganini, Mozart… In un lungo viaggio, alla maniera di Vasari, per arrivare a Valentino.
La leggenda del rosso. E’ il suo marchio trinitario, di amore, cioè sconfitta della morte, di passione come carnalità profonda e irreversibile, pericolo di avventura e disavventura, forza che smuove le pietre e fa volare le idee; infine vita, condotta dal cuore, per avere energia che collega il punto invisibile, col tutto irrappresentabile.
In mezzo a tutto questo, Valentino, che oggi starà dialogando, all’ultimo incanto, con Armani, con Versace, ma anche con Balenciaga, con Cristhian Dior, promettendoci un eterno, esprit di geometrie, un eterno asprit di finesse, senza fine, come il nostro desiderio di stare nel bello e nel buono, che sono i viali elisi dell’universo.

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