Cerimonia all’Obelisco e in Via Vittime delle Foibe. La testimonianza di Alessio Pagliaricci (Comitato 10 Febbraio): «Nessuna memoria di parte, ma patrimonio culturale di tutti».

Si è svolta questa mattina la cerimonia per il Giorno del Ricordo, la solennità civile istituita per conservare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra. Le delegazioni civili religiose e militari si sono ritrovate in Corso del Popolo, all’altezza dell’Obelisco, per la deposizione di una corona d’alloro sotto la targa commemorativa di Via Vittime delle Foibe.
A margine della celebrazione, abbiamo raccolto la testimonianza di Alessio Pagliaricci, rappresentante locale del Comitato 10 Febbraio, che ha fatto il punto sul significato della giornata e sulle nuove iniziative intraprese sul territorio.
Alessio Pagliaricci, la cerimonia di oggi ha visto un momento di grande raccoglimento tra Corso del Popolo e Via Vittime delle Foibe. Oltre ai saluti istituzionali, qual è il messaggio che il Comitato ha voluto trasmettere alla città in questo 2026?
«Sono diversi i messaggi che si intersecano in questo Giorno del Ricordo. Prima di tutto che non esistono morti di serie A e morti di serie B; è nostro compito ridare dignità a chi pagò con la vita il solo fatto di essere italiano. Non dobbiamo però commemorare solo la tragedia delle foibe e dell’esodo: è fondamentale ricordare che l’Adriatico orientale è sempre stato legato alla cultura italiana in maniera indissolubile, come scritto da Strabone e da Dante Alighieri nel Canto IX dell’Inferno. Questo legame rivive oggi nel ricordo delle famiglie degli esuli. La legge del Ricordo è una legge nazionale: facciamo sì che diventi parte del patrimonio culturale di tutti, senza tifoserie o partigianerie».
Il Comitato lavora da anni per “conservare e rinnovare la memoria”. In un’epoca in cui i testimoni diretti sono sempre meno, come si sta evolvendo la vostra attività di sensibilizzazione nel ternano?
«In tutta la provincia di Terni stiamo lavorando su diversi fronti: i progetti attuali sono la “Panchina Tricolore”, lo “Scaffale del Ricordo” e l’evento “Una rosa per Norma”. Le panchine, posizionate in luoghi pubblici e verniciate di verde, bianco e rosso, recano una dedica a un Martire delle foibe o a un Esule che si è particolarmente distinto nel lavoro e nella cultura. La manifestazione “Una rosa per Norma”, che si celebra a ottobre, ricorda Norma Cossetto e tutte le donne che ancora oggi subiscono violenze. La nuova proposta per il 2026 riguarda lo “Scaffale del Ricordo”: uno spazio nelle librerie comunali e scolastiche con testi frutto di ricerca storica rigorosa. Proprio oggi, ad Amelia, è stato inaugurato il primo scaffale dell’Umbria».
Recentemente il Governo ha varato nuovi provvedimenti per semplificare le onorificenze ai parenti degli infoibati. Che impatto hanno queste misure a livello locale?
«Nello specifico, la recente modifica legislativa ha permesso di effettuare una ricerca nel Comune di Terni, condotta insieme alla segreteria comunale e su sollecitazione del Prefetto, per individuare i parenti di esuli che furono infoibati o assassinati prima dell’esodo. Attualmente la ricerca ci ha permesso di individuare due nominativi: una volta terminati i controlli burocratici, sarà possibile conferire agli eredi una targa in una cerimonia pubblica presso la Prefettura di Terni. È un passo decisivo per dare dignità ufficiale a storie rimaste troppo a lungo nell’ombra».
Si parla molto del futuro Museo del Ricordo a Roma e di nuovi fondi per i viaggi della memoria. Questi strumenti nazionali possono cambiare la percezione di una vicenda spesso considerata “di parte”?
«È fondamentale mettere in campo ogni iniziativa che aiuti a ripristinare la verità sui fatti del confine orientale. In questa direzione, l’istituzione del Museo del Ricordo è una tappa storica, necessaria per far conoscere alle nuove generazioni la storia di italiani costretti a lasciare le proprie case o, nel peggiore dei casi, assassinati solo per la loro identità. Far diventare il Giorno del Ricordo un giorno di riconciliazione nazionale non è più un obiettivo utopico».
Chiudiamo con una riflessione sul luogo scelto per la cerimonia di oggi: Via Vittime delle Foibe, a due passi dall’Obelisco. Cosa dovrebbe provare un giovane ternano passando qui ogni giorno?
«Visto che la nostra città ha saputo accogliere con grande senso di responsabilità molti profughi che oggi sono parte integrante della nostra comunità, vorrei che quella targa aiutasse a capire, in un momento tragico di tensioni internazionali, che si può guardare al futuro imparando dal passato e non negandolo».
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