A Perugia un intervento di teatro d’impresa per riconoscere i comportamenti invisibili che alimentano discriminazioni e violenza quotidiana. In apertura la testimonianza di Anna Baldacci, prima IWEC Awardee dell’Umbria 2026.
PERUGIA – Ci sono parole che restano fuori dal discorso pubblico, gesti che sembrano minimi, comportamenti che si insinuano nella normalità fino a diventare abitudine. È proprio da queste zone d’ombra che parte “Le voci di fuori. Parole per nuovi sguardi”, l’iniziativa in programma giovedì 7 maggio 2026, alle ore 14, al Centro servizi “Galeazzo Alessi” di via Mazzini, a Perugia.
L’appuntamento, curato e presentato da Giulia Cailotto, nasce in sinergia con il Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio dell’Umbria e si inserisce nel percorso del Festival Internazionale per la Parità di Genere. Al centro dell’incontro ci sarà un intervento di teatro d’impresa, pensato per accompagnare il pubblico a riconoscere quei comportamenti, spesso invisibili, che alimentano discriminazioni e violenza nella vita di tutti i giorni.
La scelta del teatro d’impresa non è marginale. Anzi, è probabilmente la parte più interessante dell’iniziativa: perché consente di portare dentro un linguaggio immediato, emotivo e concreto temi che troppo spesso restano confinati nelle dichiarazioni di principio. La discriminazione, infatti, non vive soltanto nei casi estremi o nelle cronache più drammatiche. Vive anche nelle frasi ripetute senza pensarci, nei ruoli assegnati per abitudine, nei silenzi, nelle esclusioni sottili, nei meccanismi quotidiani che condizionano il lavoro, le relazioni e la percezione di sé.
In apertura è prevista la testimonianza di Anna Baldacci, indicata come prima IWEC Awardee dell’Umbria 2026, elemento che rafforza il legame tra l’iniziativa e il mondo dell’impresa femminile. Un segnale importante, perché parlare di parità di genere significa anche affrontare il tema dell’accesso alle opportunità, della leadership, del riconoscimento professionale e della possibilità per le donne di occupare spazi decisionali senza dover continuamente dimostrare più degli altri.
“Le voci di fuori” prova dunque a fare una cosa necessaria: spostare lo sguardo. Non limitarsi a denunciare la violenza quando esplode, ma imparare a intercettarne i presupposti culturali, relazionali e sociali prima che diventino sistema. È qui che la prevenzione smette di essere parola astratta e diventa responsabilità collettiva.
La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati. Per confermare la propria presenza è necessario compilare il form di iscrizione indicato dagli organizzatori.
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