Tra lusso, desiderio e seduzione visiva, Francesco Gallo Mazzeo attraversa la nuova estetica della pubblicità contemporanea: da Amouage alle antiche corti italiane, un viaggio nel potere simbolico della comunicazione che oggi detta stile, aspirazioni e identità.
Era di Maggio… Salivo una lenta scala mobile, nello splendido edificio di Via del Tritone, dove è “rinata” la Rinascente di Roma, in edificio che tiene in facciata la sua architettura, alto borghese e “unitaria”, contiene al piano terra vestigia imperiali e all’interno dialoga con lo sfarzo post moderno e tecnologico, in moda, gusto, charme, stilistica, degni del presente/passato/presente di Valentino, Bulgari, Fendi, Biagiotti, Balestra, Capucci e ante, delle mitiche Fontana, le sorelle per eccellenza, Jole Veneziani…
Guardavo distrattamente, pensando al “piano” del mio sacchetto di Venchi assortiti e alla morbidissima Pizza Sorbillo. Quando vedo, dall’altra parte del cavum medium, che mi sembra più melodioso di cavedio, che volteggia al plasma gigante, la pubblicità di Amouage; un gran velo rosso, che si libra, su un fondo nero, più nero del nero, morbido, leggero, come una piuma, quasi fantasma, arcanante danzante, con Isadora (dei tempi di Esenin) con Carla (in braccio a Nureyev).
Senza poggiare sul nulla, come una metafisica che tende ad una meta infinita, ad infinitum. Sono rimasto a guardare, preso da un inusuale incantamento, per una simbolica che mi faceva girare e volteggiare e non mi portava a niente, perché, ammetto, una mia colossale inconscience, non sapevo assolutamente cosa fosse Amouage, che poteva essere qualsiasi cosa, ma è un parfum
arabico, che viene dell’Oman e che poteva esistere già nei millenni, nella notte dei tempi e delle Mille e una notte.
L’ho testato e ammetto che è tutto un profumo d’Arabia, come lo cercavano i raffinati veneziani e genovesi, da portare nelle loro contrade. Insomma, una factura degna di Suskind, della mano di Jean-Baptiste Grenouille, del suo maestro zoppo di naso, emigrato italiano, Giuseppe Baldini, con testa, cuore, base, in dodici note, di hic, di nunc, di semper. Assoluta corrispondenza con le immagini video.
Ho fatto anche fotografie, che non faccio mai e ho pensato all’intreccio luministico, in singolar suspense con quello olfattivo. Questo per dire che oggi la comunicazione pubblicitaria, s’è fatta principesca, regale, prendendo il posto delle corti dogali o signorili, di Sforza, Este, Gonzaga ( e qui il mio riferirsi è a Mantova, Milano, Ravenna, Firenze, Urbino, Parma, che ricevevano
da oriente, quanto da oriente potesse fare nobiltà, fascinazione, effetto di padronanza.
La comunicazione curtense, oggi penso a Monacò, a Vaduz, St.Moritz, Courchevel, è diventata ambizione di tanti, ma stretta e irta e la via, con handicap, enigmi, labirinti e “fosse marianne”. La differenza fa la comunicazione pubblicitaria, che ti richiama al desiderio ad un dover essere, che può anche essere forzoso e a volte ingannevole, ma sta diventando la nuova corte in cui si stabiliscono i codici della moda effimera e di quella sostanziosa.
Leggere il sublime, il subliminale non è facile e in questo gioca il ruolo dei metalli veri e luccicanti e dei metalloidi placcati. Per questo vogliamo che la pubblicità, restando grande spettacolo, quello su cui si riversano investimenti colossali, diventi comunicazione del bello e del buono, innestando una regola del sapere, perché non si rimanga in balia di chimere, ma si possa conoscere, anche un amouage.

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