Da Gualdo Cattaneo a Todi, la contesa per il festival Porchettiamo si trasforma in un’epica medievale tra cavalieri del gusto, orgoglio territoriale e diplomazia azzurra. A riportare la pace fu il “messer” Raffaele Nevi, umbro DOC
Correva l’anno del Signore 2026 quando nelle verdi terre d’Umbria, mentre i potenti del mondo discutevano di guerre, dazi, energia e rotte marittime, scoppiò una contesa destinata a entrare negli annali della politica locale.
Non per un castello.
Non per una fortezza.
Non per una principessa.
Ma per una porchetta.
Le cronache narrano infatti che Gualdo Cattaneo, per lunghi anni custode del celebre torneo gastronomico denominato “Porchettiamo”, vide partire la prestigiosa manifestazione verso la piĂą nobile e rinomata cittĂ di Todi, luogo di artisti, poeti e forestieri facoltosi.
Il signore di Todi, messer Antonino Ruggiano, accolse con soddisfazione la nuova conquista.
Il signore di Gualdo Cattaneo, messer Enrico Valentini, non altrettanto.
Ferito nell’orgoglio del proprio contado, anzichĂ© arrendersi alla sorte, raccolse i propri porchettai, convocò il popolo e diede vita a una nuova tenzone culinaria battezzata “Porquesì”, quasi a voler lanciare un guanto di sfida ai rivali tuderti.
Fu così che il territorio si trovò diviso.
Da una parte i cavalieri di Porchettiamo.
Dall’altra i guerrieri di Porquesì.
Da una parte Todi.
Dall’altra Gualdo Cattaneo.
Da una parte il fascino delle mura medievali.
Dall’altra la fierezza delle tradizioni.
Le cronache riportano che migliaia di sudditi accorsero a entrambe le manifestazioni, consumando quantitĂ imprecisate di panini, arrosti e vivande suine.
Le taverne prosperarono.
I mercanti brindarono.
I norcini affilarono i coltelli.
Ma la disputa continuò.
Le voci giunsero fino alla capitale del Regno Azzurro.
E qui avvenne il fatto straordinario.
Mentre il Gran Ciambellano Antonio Tajani era impegnato nelle faccende del Mediterraneo, di Hormuz e delle relazioni tra i regni stranieri, il suo piĂą fidato emissario, di terra umbra, fu chiamato a intervenire.
Il nobile Messer Nevi, di terra e di politica intenditore, tra Todi e Gualdo riportò la pace con arte e gran valore.
Dove fallì la diplomazia romana, senza alcuna disfatta, bastò un uomo di Farnetta a sedar la guerra della porchetta.
Non con armature. Non con catapulte. Ma con l’arma piĂą potente della politica italiana: la mediazione, dando vita al Lodo di Farnetta.
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Direttore responsabile di UMBRIAreport.