
Il consigliere pentastellato accusa il sindaco dopo il confronto al CAL. Bandecchi replica duramente e difende il recupero energetico dei rifiuti. Ma dietro lo scontro politico c’è una questione molto più concreta: quale ruolo dovrà avere Terni nel nuovo ciclo regionale?
TERNI –Dietro lo scambio di accuse tra Stefano Bandecchi e il Movimento 5 Stelle c’è qualcosa di più importante dell’ennesima polemica politica:il futuro del ciclo dei rifiuti dell’Umbria e il ruolo che, dentro quel sistema, potrebbe essere assegnato a Terni.
Lo scontro è esploso dopo la riunione delConsiglio delle Autonomie Locali, chiamato a esaminare il nuovo impianto normativo regionale in materia di rifiuti.
Il consigliere comunale Claudio Fiorelli, insieme al Gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle di Terni, attribuisce al sindaco e presidente della Provincia una posizione molto precisa:
«Davanti a tutti i membri del CAL, Bandecchi ha detto chiaramente di voler bruciare la mondezza di tutta la regione a Terni».
È un’affermazione politicamente pesante che va però collocata correttamente: si tratta della ricostruzione fornita dal Movimento 5 Stelle delle parole pronunciate durante la seduta del CAL.
Nel comunicato ufficiale diffuso successivamente dalla Provincia, infatti, Bandecchi utilizza parole diverse, ma conferma una posizione nettamente favorevole allo sfruttamento energetico dei rifiuti.
Il presidente della Provincia sostiene che la proposta regionale metterebbe «ancora una volta le mani nelle tasche dei cittadini» proprio perché, a suo giudizio, non utilizzerebbe adeguatamente quella che definisce la «grande risorsa energetica dei rifiuti».
Ed è precisamente su questo passaggio che Fiorelli e il M5S costruiscono la loro accusa.
Due modelli contrapposti
Il problema, depurato dal linguaggio dello scontro politico, esiste ed è sostanziale.
Da una parte c’è l’impostazione sostenuta dalla nuova amministrazione regionale e dall’assessore all’Ambiente Thomas De Luca, che punta dichiaratamente a superare la previsione di un nuovo inceneritore contenuta nella precedente pianificazione e a spostare il sistema verso economia circolare, riduzione del rifiuto residuo, riciclo e recupero di materia.
La Regione ha adottato il 22 luglio il disegno di legge sulle “Norme a sostegno della transizione ecologica della gestione integrata dei rifiuti, dell’economia circolare e della bonifica delle aree inquinate”, accompagnandolo con l’aggiornamento del Piano regionale.
Gli obiettivi indicati sono ambiziosi: portare la raccolta differenziata all’80% entro il 2030, raggiungere il65% di riciclo effettivo, contenere il rifiuto residuo entro 100 chilogrammi per abitante e ridurre progressivamente il ricorso alla discarica.
La scelta politica dichiarata dalla Regione è altrettanto chiara:nessun nuovo inceneritore.
Dall’altra parte Bandecchi contesta questa impostazione e sostiene la necessità di considerare anche il valore energetico dei rifiuti.
Bandecchi: «A Terni l’impianto già brucia rifiuti di altri»
Lo scontro si è ulteriormente inasprito il 27 agosto con la replica ufficiale del presidente della Provincia a Fiorelli.
Al netto dei toni durissimi utilizzati contro il consigliere pentastellato e contro la sinistra, c’è un passaggio che interessa direttamente il merito della vicenda.
Bandecchi afferma infatti che il termovalorizzatore presente a Terni lavora già 24 ore al giorno e brucia rifiuti provenienti da fuori, mentre l’Umbria, sostiene, continua ad affrontare costi crescenti nella gestione del proprio ciclo.
Una risposta che non contiene la frase attribuitagli dal M5S sulla volontà di portare a Terni «la mondezza di tutta l’Umbria», ma che conferma una concezione della termovalorizzazione profondamente diversa da quella sostenuta dalla Giunta regionale.
Il nodo politico è Terni
Ed è qui che la polemica smette di essere soltanto uno scambio di insulti.
Perché Terni ospita già impianti di trattamento termico e porta sulle proprie spalle una storia industriale e ambientale che rende inevitabilmente delicata qualsiasi ipotesi di concentrazione territoriale delle attività di smaltimento.
Fiorelli e il Movimento 5 Stelle sostengono quindi che dietro la battaglia di Bandecchi contro il nuovo Piano regionale ci sia precisamente la volontà di attribuire alla città un ruolo centrale nella termovalorizzazione dei rifiuti umbri.
«Terni non può diventare il punto di riferimento regionale per lo smaltimento dei rifiuti», è in sostanza la linea pentastellata.
Ma la domanda alla quale la politica dovrà rispondere non può essere liquidata né con gli slogan sull’inceneritore né con quelli sull’economia circolare.
Dove finirà infatti la quota di rifiuto che, anche aumentando differenziata e riciclo, continuerà inevitabilmente a essere prodotta?
E soprattutto: quale parte di quella quota sarà trattata a Terni?
Una questione che merita numeri, non invettive
La contrapposizione è ormai chiarissima.
La Regione Proietti e l’assessore De Luca vogliono costruire un sistema che riduca progressivamente il rifiuto destinato allo smaltimento e rinunci alla costruzione di un nuovo inceneritore.
Bandecchi ritiene invece sbagliato non utilizzare il potenziale energetico dei rifiuti e rivendica apertamente il ruolo della termovalorizzazione.
In mezzo c’è Terni. Ed è probabilmente questo il punto sul quale sarebbe utile uscire rapidamente dalla guerra delle dichiarazioni.
Perché ai ternani interessa saperequante tonnellate di rifiuti saranno prodotte in Umbria, quante verranno effettivamente riciclate, quante finiranno ancora in discarica, quante saranno destinate al recupero energetico e soprattutto dove.
Il resto appartiene alla polemica politica. Questi numeri, invece, determineranno per molti anni il futuro ambientale ed economico della città.
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