La vicenda esplosa in una scuola del territorio conferma un’emergenza educativa che non può più essere derubricata a “fatti isolati”. Intanto, il progetto dell’Osservatorio nazionale sul bullismo portato al tavolo dall’associazione ThinkTankTerni resta ignorato dall’assessorato all’istruzione.
A Terni la scuola torna al centro della cronaca, e non per un riconoscimento o un traguardo: quattro minori sono finiti sotto inchiesta per episodi di bullismo ripetuti. Parliamo di aggressioni fisiche, paura, umiliazioni e perfino un coltello mostrato in video. Un ragazzo ha cambiato istituto pur di scappare da un clima diventato insostenibile.
Un quadro che non lascia spazio a minimizzazioni.
La Procura apre un fascicolo. La città discute. Le famiglie si allarmano. Eppure, mentre i segnali diventano evidenti e le cronache raccontano una “escalation di violenze rimasta troppo a lungo sottotraccia”, le istituzioni che dovrebbero presidiare scuola e prevenzione restano sorprendentemente silenti.
L’assessorato era stato avvisato: il progetto ignorato
Non possiamo far finta che questa emergenza sia piovuta dal cielo. L’Osservatorio nazionale sul bullismo aveva già offerto al Comune un protocollo strutturato, pronto, immediatamente attivabile nelle scuole.
Un progetto consegnato all’assessorato all’istruzione in tempi non sospetti.
E poi?
Nulla. Nessun tavolo, nessun incontro, nessuna convocazione.
Il fascicolo è rimasto chiuso nel cassetto mentre si preferiva la passerella politica, impegnata in campagna elettorale accanto al sindaco Bandecchi. Una scelta legittima dal punto di vista personale, certo. Ma politicamente devastante: la delega alla scuola non è un accessorio da sfoggiare, è una responsabilità diretta verso i minori, le famiglie, gli insegnanti e l’intera comunità.
Quando la politica sbaglia priorità, i ragazzi pagano il prezzo
La domanda, oggi, non è solo “come sia potuto accadere”.
La domanda vera è: dov’erano le istituzioni mentre questa situazione degenerava?
Perché la prevenzione non è uno slogan: è la differenza tra intervenire prima o correre dietro all’ennesima emergenza.
Il protocollo dell’Osservatorio, con un’impostazione che integra educazione affettiva, ascolto, formazione, mediazione e rilevazione precoce, era l’occasione per dimostrare lungimiranza e responsabilità.
È stato ignorato. E questo, oggi, pesa.
Una comunità ha diritto a risposte, non a silenzi
In una città che assiste all’ennesima frattura sociale dentro le scuole, la politica dovrebbe parlare con una voce sola: quella della protezione. Della prevenzione. Della serietà.
Non dell’indifferenza.
Non dell’autoconservazione elettorale.
Non del silenzio.
Gli insegnanti non possono essere lasciati soli. Le famiglie non possono affidarsi alla cronaca per capire cosa succede davvero dentro le scuole. I ragazzi non possono essere esposti a dinamiche violente senza che esista un presidio stabile.
Terni non può permettersi una gestione superficiale di un fenomeno che oggi riguarda quattro minori, ma domani può riguardarne quaranta.
La città merita di meglio
L’assessorato hanno il dovere di spiegare perché un progetto di prevenzione totalmente gratuito sia stato ignorato. Devono chiarire perché non sia stata avviata alcuna interlocuzione istituzionale. Devono assumersi la responsabilità politica di una scelta che oggi appare miope e che la città sta pagando in termini di sicurezza, serenità e credibilità.
Perché il bullismo non si combatte con i post, le foto di rito o le alleanze elettorali.
Si combatte con lavoro, ascolto e coraggio politico.
E oggi, più che mai, Terni ha bisogno esattamente di questo.
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