ASTIFOSIROMA trasforma la passione calcistica in impegno civile: contro la violenza digitale e al fianco delle donne vittime di abusi online, l’associazione chiede pene severe e una cultura del rispetto.
La violenza digitale è il nuovo volto di una vecchia piaga: l’odio e la sopraffazione. Non c’è bisogno di sangue o lividi per ferire: bastano un clic, un’immagine rubata, un insulto che si propaga come un’eco senza fine. È un fenomeno che riguarda soprattutto le donne, colpite da pratiche come revenge porn, body shaming, diffusione di immagini intime senza consenso. Un’aggressione vigliacca, subdola, che spesso lascia le vittime sole e senza strumenti.
Ecco perché la presa di posizione di ASTIFOSIROMA merita attenzione. Non è solo una dichiarazione di principio: è un cambio di paradigma. Un’associazione nata per sostenere la Roma e i suoi tifosi decide di andare oltre il calcio, di farsi presidio sociale, di occuparsi di bullismo, disagio giovanile e, oggi, di violenza online. È un segnale che va letto: lo sport non è più un recinto chiuso, ma può diventare palestra di cittadinanza attiva.
Il presidente Michele Grillo parla chiaro: “Tolleranza zero per chi abusa del digitale”. Una frase che, in un Paese abituato a slogan, rischia di sembrare l’ennesimo proclama. Ma qui la differenza sta nel contesto: ASTIFOSIROMA non è un’istituzione, non ha il potere di scrivere leggi, eppure scende in campo come se fosse chiamata a colmare un vuoto. E in fondo, questo vuoto c’è: la politica annuncia, ma intanto le vittime restano senza tutela reale.
La battaglia contro la violenza online non può essere lasciata né alle sole vittime, né alla retorica istituzionale. Serve una rete sociale diffusa, fatta di associazioni, scuole, sport, cultura. ASTIFOSIROMA ci sta provando, con campagne di sensibilizzazione e collaborazioni con l’Osservatorio contro il Bullismo.
La domanda allora diventa: dove sono le altre realtà? Perché un gruppo di tifosi deve essere più avanti della politica e delle grandi associazioni tradizionali? La risposta è amara: perché chi vive la strada, le curve, i giovani, sa che la violenza non è un titolo di giornale, ma un fatto quotidiano.
Personalmente credo che questa sia la direzione giusta: dal basso, con pragmatismo, senza paura di sporcarsi le mani. Perché finché continueremo a pensare che la violenza online sia “meno grave” della violenza fisica, continueremo a produrre vittime silenziose. E allora sì, ha ragione Grillo: serve tolleranza zero. Ma serve soprattutto un modello, e ASTIFOSIROMA ci dice che lo sport – il tanto criticato mondo del tifo – può diventarlo.
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