Con una delibera storica, il Comune di Giove avvia la protezione dell’antico Bosco della Bandita: un progetto nato dal basso che unisce comunità, scienza e istituzioni per la tutela della biodiversità e di un patrimonio naturale e storico unico in Umbria
Con una recentissima delibera, il Comune di Giove ha avviato il percorso che riconosce ufficialmente il Bosco della Bandita come Parco naturale protetto. Un atto di grande rilevanza, non solo ambientale ma anche culturale e politica, perché dimostra che quando comunità e istituzioni dialogano davvero, i risultati arrivano.
Parliamo di circa 20 ettari di bosco, tra proprietà comunali e private, che entrano in una nuova fase di tutela. E qui c’è un passaggio che considero decisivo: i proprietari delle aree private hanno scelto, in modo etico e consapevole, di sospendere ogni intervento selvicolturale, restituendo alla natura il tempo e lo spazio per autoregolarsi. È una scelta rara, e proprio per questo preziosa.
Un progetto che nasce dal basso
Il Bosco della Bandita diventa oggi il simbolo di un progetto nato dal basso, costruito dall’unione di cittadini, esperti di botanica e forestazione, mondo scientifico e amministrazione comunale. Parallelamente sta prendendo forma anche l’Associazione della Bandita, che riunisce competenze e sensibilità diverse con un obiettivo comune: proteggere e preservare un luogo antico e straordinario dell’Umbria.
Il progetto è dichiaratamente trasversale: turismo sostenibile, salute e benessere, educazione ambientale, conservazione delle risorse naturali e storiche. Non parole astratte, ma una visione concreta di sviluppo lento, intelligente, rispettoso.
Uno scrigno di biodiversità
Il Bosco della Bandita è un autentico scrigno di biodiversità. Cerrete monumentali, una ricca varietà di latifoglie e la presenza preziosa del Farnetto (Quercus frainetto), specie rara e a rischio globale, rendono questo ecosistema unico. È un frammento vivo dei boschi originari umbri, un ambiente complesso e interconnesso che protegge il territorio, regola il ciclo dell’acqua, consolida i suoli e migliora la qualità dell’aria.
Qui la natura dimostra, ancora una volta, che se lasciata libera di esprimersi, è capace di prendersi cura di sé e delle comunità umane molto meglio di qualsiasi intervento forzato.
Il valore della scienza
Fondamentale è stato il contributo scientifico del professor Alessandro Bottacci, che con una relazione approfondita ha chiarito il valore della bio-complessità forestale e il significato economico e naturalistico di un bosco integro. La tutela della Bandita non è solo un dovere ambientale: è una opportunità concreta per la comunità locale.
Accanto a lui, il sostegno di autorevoli voci del mondo ambientale e scientifico ha rafforzato il progetto. Luca Santini, presidente di Federparchi, ha riconosciuto il valore dell’iniziativa come esempio virtuoso di tutela territoriale. I professori Bartolomeo Schirone e Francesco Spada, della SIRF – Società Italiana di Restauro Forestale, hanno sottolineato l’importanza di proteggere ecosistemi forestali complessi come la Bandita, veri laboratori viventi di biodiversità.
Una scelta politica responsabile
Su queste basi solide, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Marco Morresi ha compiuto una scelta che definirei senza esitazioni responsabile e lungimirante. Riconoscere il Bosco della Bandita come bene comune – ecologico, culturale, storico ed economico – significa aprire la strada a una gestione condivisa, partecipata, fondata sulle competenze e sul senso di appartenenza.
Un bosco che racconta storia
La Bandita non è solo natura. È anche memoria. La presenza di un’ara nei pressi della sorgente di Capita suggerisce un antico luogo sacro, legato al culto dell’acqua come fonte di vita. I resti dei tre mulini raccontano secoli di lavoro, incontri, quotidianità. Negli ultimi cinquant’anni la natura ha riabbracciato queste strutture, avvolgendole nel silenzio. Ma non le ha cancellate. Le ha custodite.
Un segnale forte
In un mondo che corre, consuma e semplifica tutto, Giove sceglie di custodire la complessità. Sceglie il tempo lento della natura.
La tutela del Bosco della Bandita non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino fatto di cura, responsabilità e riconnessione profonda con il territorio.
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