
L’Umbria supera la verifica dei LEA 2024 con 254 punti complessivi. Fonte: Fondazione GIMBE, dati del Ministero della Salute.
L’Umbria supera la verifica ministeriale con 254 punti complessivi, ma l’assistenza ospedaliera si ferma a 77. La Fondazione GIMBE denuncia i limiti degli indicatori: in Italia quasi 5,8 milioni di persone rinunciano a visite ed esami. Sullo sfondo, il sottofinanziamento del Servizio Sanitario Nazionale.
L’Umbria supera l’esame dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), ma la promozione ministeriale non racconta necessariamente quanto sia semplice per i cittadini accedere alle cure. È il quadro che emerge dall’analisi congiunta del9° Rapporto GIMBE sul Servizio Sanitario Nazionale,presentato il 7 ottobre 2026, e del monitoraggio indipendente sui LEA pubblicato dalla Fondazione il 23 settembre.
Nel 2024 l’Umbria registra95 punti nella prevenzione, 82 nell’assistenza distrettuale e 77 in quella ospedaliera, per un totale di 254 punti su 300 secondo il metodo di aggregazione adottato da GIMBE. Un risultato positivo, ma con uno scarto di 18 punti tra prevenzione e ospedali.
Umbria promossa, ma il confronto evidenzia alcune distanze
Il raffronto con le altre Regioni del Centro Italia offre una lettura interessante.
| Regione | Prevenzione | Territorio | Ospedali | Totale |
|---|---|---|---|---|
| Umbria | 95 | 82 | 77 | 254 |
| Toscana | 96 | 94 | 90 | 280 |
| Marche | 65 | 85 | 87 | 237 |
| Lazio | 81 | 75 | 81 | 237 |
Fonte: Fondazione GIMBE, dati LEA 2024. Il totale è la somma dei tre punteggi, non un voto ministeriale.
L’Umbria si distingue nella prevenzione, ma rimane distante dalla Toscana nell’assistenza territoriale e ospedaliera. Anche le Marche, pur registrando un risultato complessivo inferiore, ottengono punteggi più elevati nei servizi distrettuali e negli ospedali.
Differenze che non equivalgono automaticamente a una diversa qualità delle cure, ma indicano ambiti sui quali concentrare l’attenzione.
Il “60 politico” che non misura le liste d’attesa
Il problema, secondo GIMBE, è soprattutto metodologico. Il Ministero considera adempiente una Regione che raggiunga almeno 60 punti in ciascuna delle tre aree valutate attraverso 27 indicatori CORE.
Nel 2024 ben 18 Regioni su 21 hanno superato questa soglia, contro le 13 dell’anno precedente. Eppure, nello stesso periodo, la percentuale di italiani che ha rinunciato a visite o esami è salita dal 7,6% al 9,9%: quasi5,8 milioni di persone.
«La “pagella” ministeriale ha una capacità molto limitata nel misurare l’effettiva esigibilità dei LEA», osserva il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta.
La valutazione, infatti, non rileva sistematicamente agende chiuse, difficoltà di prenotazione, distanze dai servizi e prestazioni non ottenute.
GIMBE evidenzia inoltre che, elevando ipoteticamente la soglia minima a 80 punti, soltanto cinque Regioni risulterebbero adempienti.L’Umbria non supererebbe questa simulazione, a causa dei 77 punti nell’assistenza ospedaliera.
Meno risorse rispetto al PIL, più costi per le famiglie
Alla questione dell’accessibilità si aggiunge quella economica. Secondo GIMBE, tra il 2023 e il 2026 il sistema sanitario nazionale ha ricevuto18,8 miliardi in menorispetto a quanto avrebbe ottenuto mantenendo costante la quota di PIL destinata al suo finanziamento nel 2022.
Nel 2025, intanto, le famiglie italiane hanno sostenuto direttamente 42,4 miliardi di euro di spesa sanitaria.
Per il triennio 2027-2029, la Fondazione segnala inoltre un divario cumulativo di 32,3 miliardi tra finanziamento previsto e previsioni di spesa, con possibili pressioni sui bilanci regionali.
La sfida dell’Umbria: misurare anche chi resta fuori
Per la sanità umbra, il punto non è mettere in discussione una promozione legittimamente ottenuta, ma comprendere quanto questa corrisponda all’effettiva accessibilità delle prestazioni.
I dati nazionali sulle rinunce non possono essere automaticamente attribuiti all’Umbria. Servono indicatori regionali aggiornati su liste d’attesa, prestazioni non erogate e differenze tra aree urbane e territori interni.
Una sanità pubblica efficiente non si misura soltanto attraverso le prestazioni che riesce a garantire, ma anche attraverso i bisogni ai quali non riesce a rispondere.
È questa la sfida per l’Umbria: trasformare una buona valutazione amministrativa in un diritto alla salute concretamente esercitabile, indipendentemente dal reddito e dal luogo di residenza.
Fonti: Fondazione GIMBE, monitoraggio LEA del 23 settembre 2026 e 9° Rapporto sul SSN del 7 ottobre 2026.
Chi è la Fondazione GIMBE
LaFondazione GIMBE (Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze)è un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro, impegnata nella promozione della medicina basata sulle evidenze scientifiche e nella tutela della sanità pubblica.
Presieduta daNino Cartabellotta, svolge attività di ricerca, formazione e monitoraggio delle politiche sanitarie, con particolare attenzione alla sostenibilità, all’equità e alla qualità del Servizio Sanitario Nazionale.
Attraverso l’Osservatorio GIMBE, pubblica rapporti e analisi indipendenti su finanziamenti, Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), personale sanitario e accessibilità delle cure, contribuendo al dibattito pubblico sul diritto alla salute sancito dall’articolo 32 della Costituzione.
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