La provincia di Terni scivola dal 23° al 30° posto. La nuova delega all’istruzione del “Bandecchi Bis” eredita una sfida strutturale importante per il futuro e le ambizioni dei nostri giovani.
Due velocità nella stessa regione
Se la qualità della vita è la bussola di un territorio, l’istruzione ne rappresenta il motore termico, l’unico capace di garantire una crescita di lungo periodo. Eppure, per la provincia di Terni, questo motore sembra aver perso colpi proprio nel momento in cui la competizione regionale si è fatta più serrata.
I dati dell’indagine 2025 del Sole 24 Ore scattano una fotografia nitida: in soli dodici mesi, il territorio ternano è scivolato dal 23° al 30° posto nazionale nel dominio “Istruzione e Formazione”. Un arretramento di sette posizioni che assume un peso specifico ancora maggiore se confrontato con la performance di Perugia, che non solo conferma il suo primato regionale, ma entra prepotentemente nella “top-ten” nazionale conquistando il 10° posto.
Questo divario non è un semplice dettaglio statistico, ma il sintomo di due velocità diverse all’interno della stessa regione: da un lato un capoluogo che corre verso l’eccellenza, dall’altro una provincia che si attesta su una “normalità” che somiglia pericolosamente a una resa del potenziale delle nuove generazioni.
Il pasticcio del dimensionamento e l’intervento dello Stato
L’arretramento nei parametri educativi non è un evento isolato, ma il risultato di un “pasticcio” amministrativo che proprio in questo mese di febbraio ha toccato il suo punto più critico. Il tema del dimensionamento scolastico è diventato il simbolo del fallimento della programmazione locale.
Dopo mesi di veti incrociati, lo Stato è dovuto intervenire d’autorità: lo scorso 12 gennaio, il Consiglio dei Ministri ha deliberato l’esercizio del potere sostitutivo nei confronti dell’Umbria per la mancata approvazione dei piani entro i termini del PNRR. Il decreto firmato a fine gennaio dal commissario ad acta ha sancito un principio amaro: quando il territorio non sa governarsi, Roma decide al suo posto.
Anche se la mobilitazione cittadina ha temporaneamente scongiurato l’accorpamento tra gli istituti De Filis e Don Milani — grazie alle quasi 2.000 firme consegnate al Prefetto dai genitori che non hanno accettato “decisioni calate dall’alto” — l’episodio ha certificato una fragilità istituzionale senza precedenti. Lo stesso Stefano Bandecchi ha pesantemente attaccato destra e sinistra in Consiglio Provinciale, accusandole di aver bloccato il piano lo scorso ottobre anteponendo l’ideologia su Gaza alle necessità degli studenti ternani. Questa paralisi gestionale si innesta su una macchina amministrativa visibilmente in affanno, culminata solo dieci giorni fa nel rimpasto che ha portato alla nascita della Giunta “Bandecchi bis” e alla nomina della professoressa Tiziana Laudadio come nuovo assessore all’Istruzione.
Sicurezza, cantieri PNRR e il rischio di restare indietro
Mentre la politica si perdeva in rimpasti di deleghe, la realtà delle nostre scuole bussava alla porta con dati scioccanti: è emerso con forza che circa il 90 per cento delle scuole superiori del territorio ternano non è ancora in regola con la normativa antincendio vigente.
Il monitoraggio, svolto dalla Prefettura lo scorso 18 febbraio, ha confermato che non c’è più spazio per l’incertezza. Cantieri strategici finanziati dal PNRR, come quello del complesso “Le Grazie” da oltre 4 milioni di euro, corrono contro il tempo: la scadenza per la conclusione dei lavori è fissata tassativamente al 31 marzo 2026, pena la perdita dei finanziamenti.
Mentre Perugia accelera investendo sulla vivibilità urbana legata allo studio e sull’integrazione tra università e territorio, a Terni la scuola sembra essere diventata un terreno di scontro istituzionale anziché un luogo di investimento. La polemica politica non cancella la realtà di un territorio che oggi si ritrova commissariato e con indicatori educativi in caduta libera.
Scalare nuovamente la classifica nazionale non è una sfida che si risolve con i rimpasti di giunta dell’ultima ora, ma richiede una stabilità amministrativa capace di gestire l’ordinario — dalla sicurezza antincendio alla manutenzione dei plessi — per non dover sempre rincorrere l’emergenza prodotta dall’inerzia.
Senza una scuola sicura e una politica locale capace di decidere prima che lo faccia il Governo al suo posto, il rischio è che il trentesimo posto di oggi sia solo l’inizio di una lunga scivolata verso la periferia educativa del Paese.
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