
Tra commissariamento della Regione, sentenze del TAR e ricorsi amministrativi, la fusione tra i due istituti comprensivi appare ormai inevitabile. Una vicenda che mette in luce le fragilità del sistema e lascia aperti interrogativi sul futuro della scuola pubblica umbra.
TERNI– La partita sul dimensionamento scolastico in Umbria è ormai diventata uno dei dossier politico-amministrativi più delicati degli ultimi anni. Al centro della vicenda c’è l’accorpamento tra gli Istituti ComprensiviDon MilanieDe Filisdi Terni, destinato a diventare operativo con l’avvio del prossimo anno scolastico.
Quella che potrebbe sembrare una semplice riorganizzazione amministrativa rappresenta invece il punto di arrivo di uno scontro tra Governo, Regione, enti locali e magistratura amministrativa che rischia di modificare profondamente l’organizzazione della scuola pubblica nel territorio ternano.
Che cos’è il dimensionamento scolastico
Il dimensionamento scolastico è il meccanismo attraverso il quale lo Stato definisce il numero delle autonomie scolastiche presenti in ogni Regione.
Ogni istituto autonomo dispone infatti di un proprio dirigente scolastico e di un Direttore dei Servizi Generali e Amministrativi (DSGA). Quando il numero degli studenti scende sotto le soglie fissate dalla normativa nazionale, il Ministero richiede alle Regioni una riduzione delle autonomie attraverso fusioni e accorpamenti.
Le scuole non vengono chiuse, ma vengono unificate sotto un’unica dirigenza con una sola struttura amministrativa.
È proprio questo il punto contestato da insegnanti, famiglie e organizzazioni sindacali, che temono una progressiva perdita di qualità gestionale.
Perché la fusione Don Milani-De Filis divide la città
Per molti cittadini ternani il problema non riguarda soltanto i numeri.
L’assemblea pubblica del 22 giugno ha visto la partecipazione di docenti, personale ATA, famiglie e rappresentanti sindacali, preoccupati per gli effetti concreti della riforma.
Tra le principali criticità evidenziate:
- un solo dirigente chiamato a governare numerosi plessi scolastici;
- riduzione del personale amministrativo;
- maggiore carico di lavoro per le segreterie;
- difficoltà organizzative;
- perdita dell’identità educativa costruita negli anni dai singoli istituti.
Secondo i comitati cittadini, la scuola rischia così di essere gestita esclusivamente attraverso parametri quantitativi, senza considerare il ruolo sociale che svolge nei quartieri.
Lo scontro tra Governo e Regione
La vicenda nasce dal piano nazionale di riduzione delle autonomie scolastiche. Per l’anno scolastico 2026-2027 al sistema scolastico umbro è stato assegnato un limite massimo di 130 autonomie.
La Regione Umbria, guidata dalla presidenteStefania Proietti, ha scelto di non approvare il piano ritenendolo penalizzante soprattutto per le aree interne e per i territori più fragili.
Il rifiuto ha determinato il commissariamento della Regione da parte del Governo. Il Commissarioad actaErnesto Pellecchiaha quindi predisposto direttamente il nuovo piano di dimensionamento.
La sentenza del TAR cambia gli equilibri
Il punto di svolta arriva con la sentenza n. 246 del 29 maggio 2026 del TAR Umbria.
Accogliendo il ricorso presentato dalComune di Città di Castello, i giudici amministrativi hanno annullato parte del piano commissariale, rilevando un difetto di istruttoria e di motivazione.
Nelle motivazioni della sentenza emerge un elemento destinato ad avere conseguenze sull’intero territorio regionale: il Commissario non avrebbe adeguatamente spiegato perché il sacrificio dovesse ricadere sul Comune di Città di Castello anziché su altri territori, tra cui Terni.
L’effetto domino
Poiché il numero complessivo delle autonomie da eliminare resta invariato, la decisione del TAR ha inevitabilmente prodotto un effetto domino. Venuto meno uno degli accorpamenti inizialmente previsti nell’Alta Valle del Tevere, la riduzione è stata redistribuita altrove.
Secondo questa ricostruzione, proprio Terni sarebbe diventata la principale area di compensazione attraverso l’accorpamento Don Milani-De Filis.
Una scelta che molti osservatori definiscono il risultato di un riequilibrio tecnico più che di una precisa valutazione educativa.
Le posizioni politiche
La maggioranza regionale continua a sostenere di aver difeso il sistema scolastico umbro opponendosi ai tagli imposti dal Governo.
Secondo la consigliera regionaleLetizia Michelini, le pronunce del TAR dimostrerebbero le criticità del procedimento commissariale e rafforzerebbero le ragioni del ricorso presentato al Capo dello Stato.
Di segno opposto la posizione delle opposizioni di centrodestra.
Per le minoranze, il rifiuto della Regione di predisporre un proprio piano avrebbe favorito il commissariamento, privando il territorio della possibilità di gestire direttamente una redistribuzione più equilibrata delle autonomie scolastiche.
Anche il Comune di Terni ha espresso preoccupazione per una riduzione ritenuta sproporzionata rispetto ad altri territori umbri.
Uno scenario ormai segnato
Dal punto di vista amministrativo, i margini di intervento sembrano ormai molto limitati. L’Ufficio Scolastico Regionale ha già predisposto le dotazioni organiche del personale ATA sulla base della nuova organizzazione, utilizzando i codici meccanografici derivanti dagli accorpamenti.
Salvo eventuali provvedimenti cautelari del Consiglio di Stato o ulteriori sviluppi giudiziari oggi difficilmente prevedibili, il nuovo mega-istituto dovrebbe diventare operativo già dall’inizio dell’anno scolastico.
Una vicenda che va oltre Terni
La questione del dimensionamento scolastico supera ormai i confini della città. Da una parte vi è l’esigenza dello Stato di contenere i costi e razionalizzare il sistema scolastico nazionale; dall’altra emerge la richiesta dei territori di preservare scuole che rappresentano non soltanto luoghi di istruzione, ma autentici presìdi civici e sociali.
Il caso dellaDon Milani-De Filisdimostra come, quando le decisioni amministrative si intrecciano con i ricorsi giudiziari e con lo scontro politico, il rischio sia quello di trasformare la scuola nell’anello più fragile di un confronto che dovrebbe invece avere al centro studenti, famiglie e qualità dell’offerta educativa.
Scopri di più da UMBRIAreport
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.












