
Non sostituirà il medico e non prenderà decisioni al suo posto. La piattaforma sviluppata da AGENAS nell’ambito del PNRR punta invece a diventare un assistente digitale per diagnosi di base, cronicità, prescrizioni e prevenzione. In Umbria avviata la formazione dei medici coinvolti nella sperimentazione nazionale.
Immaginare un medico di famiglia che, durante una visita, possa interrogare in pochi secondi un sistema capace di orientarsi tra linee guida, percorsi diagnostico-terapeutici, indicazioni prescrittive ed evidenze scientifiche non significa più parlare della sanità del futuro.
La sperimentazione è già cominciata.
E anche l’Umbria entra nel laboratorio nazionale attraverso il quale AGENAS sta provando a capire quanto e come l’intelligenza artificiale possa diventare uno strumento realmente utile nella medicina territoriale.
Si chiamaMIAed è la piattaforma di intelligenza artificiale promossa dall’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali nell’ambito della Missione 6 Salute, Componente 1 del PNRR, sub-investimento 1.2.2.4 dedicato all’Intelligenza Artificiale.
Il progetto nasce con un obiettivo preciso: utilizzare l’IA non per sostituire il professionista sanitario, ma per affiancarlo nelle decisioni e soprattutto nella ricerca e nell’organizzazione delle informazioni necessarie alla pratica clinica.
Una distinzione tutt’altro che formale.
Un assistente digitale, non un medico virtuale
Il punto centrale del progetto MIA è infatti la naturanon vincolantedei suggerimenti forniti dalla piattaforma. AGENAS chiarisce che l’infrastruttura è stata progettata per supportare i professionisti sanitari attraverso indicazioni diagnostico-terapeutiche, di prevenzione e promozione della salute, mentre la decisione clinica rimane responsabilità del medico.
Il professionista può interrogare il sistema attraverso un’interfaccia e ricevere risposte fondate su evidenze scientifiche e accompagnate da fonti verificabili.
È probabilmente questo uno degli aspetti più interessanti della sperimentazione.
Il valore dell’intelligenza artificiale applicata alla medicina territoriale, infatti, non sta semplicemente nella capacità di “dare una risposta”, ma nella possibilità di consentire al professionista di risalire rapidamente alle informazioni sulle quali quella risposta si fonda.
In una sanità nella quale il medico deve confrontarsi quotidianamente con linee guida, note prescrittive, protocolli, percorsi diagnostico-terapeutici e aggiornamenti continui, la capacità di recuperare velocemente informazioni qualificate può diventare uno strumento importante anche per ridurre il peso delle attività ripetitive.
La sperimentazione nazionale coinvolge 1.500 medici
Quella avviata da AGENAS non è una sperimentazione marginale.
La seconda fase del progetto prevede infatti il coinvolgimento di1.500 medici del ruolo unico di assistenza primaria, individuati attraverso le aziende sanitarie delle Regioni e Province autonome aderenti.
La sperimentazione ha una durata prevista di12 mesie serve non soltanto a testare la piattaforma, ma anche a migliorarla sulla base dell’esperienza concreta dei professionisti che la utilizzeranno.
L’Umbria entra dunque in un progetto nazionale che potrebbe contribuire a definire il modo in cui l’intelligenza artificiale verrà utilizzata nella futura organizzazione dell’assistenza territoriale.
Ed è proprio sul territorio che si gioca una delle partite più importanti della riforma sanitaria collegata al PNRR: medicina di prossimità, Case della Comunità, presa in carico dei pazienti cronici, telemedicina e strumenti digitali devono progressivamente diventare parti dello stesso ecosistema.
Che cosa può fare MIA
Le funzioni individuate da AGENAS si concentrano soprattutto su tre grandi aree.
La prima riguarda leattività diagnostiche di base. Il sistema può fornire suggerimenti relativi all’inquadramento diagnostico, agli esami da effettuare e ai primi possibili percorsi terapeutici.
La seconda interessa lagestione delle patologie croniche, uno dei nodi principali della medicina territoriale. La piattaforma mette a disposizione strumenti destinati al monitoraggio personalizzato dei pazienti e alla gestione nel tempo delle loro condizioni.
La terza riguardaprevenzione e promozione della salute: MIA può visualizzare le campagne attive a livello nazionale e regionale, contribuire all’individuazione dei pazienti potenzialmente interessati da screening e vaccinazioni e proporre indicazioni correlate ai fattori di rischio individuali.
È soprattutto nella gestione della cronicità che uno strumento di questo tipo potrebbe avere un impatto significativo.
Diabete, patologie cardiovascolari, malattie respiratorie croniche e multimorbilità richiedono infatti controlli periodici, verifiche terapeutiche e coordinamento tra diversi livelli assistenziali. Ridurre il tempo necessario per reperire e mettere in relazione informazioni cliniche e indicazioni può liberare risorse professionali da destinare alla relazione con il paziente.
In Umbria la formazione parte dai medici di medicina generale
Per accompagnare la sperimentazione, Regione Umbria, USL Umbria 1 e USL Umbria 2 hanno avviato insieme ad AGENAS un percorso di formazione rivolto ai professionisti coinvolti.
Al primo appuntamento, organizzato nella sala Peccati e Crispolti del Broletto, hanno partecipato circa60 medici di medicina generale.
Non una semplice presentazione teorica della piattaforma, ma una prima occasione per confrontarsi con casi ed esempi pratici riguardanti l’inquadramento diagnostico, la gestione delle cronicità e la prevenzione.
I medici hanno potuto sperimentare anche l’interazione vocale attraverso la funzione Speech-to-Text, che consente di trasformare la voce in testo e rende potenzialmente più immediato il dialogo con il sistema.
Una parte importante del progetto è rappresentata inoltre daMIA Lab, l’ambiente formativo realizzato per accompagnare i professionisti nell’utilizzo della piattaforma attraverso video, materiali didattici, webinar, aule virtuali e momenti di confronto.
Donetti: «L’innovazione ha senso solo se mette al centro le persone»
«L’innovazione tecnologica ha senso solo se mette al centro le persone: i pazienti e i professionisti che ogni giorno si prendono cura della loro salute», sottolinea la direttrice della Direzione Salute e Welfare della Regione UmbriaDaniela Donetti.
Per Donetti, MIA non deve essere interpretata come uno strumento destinato a sostituire «l’inestimabile valore del rapporto umano e professionale tra medico e paziente», ma come un «alleato digitale».
L’obiettivo indicato dalla Regione è utilizzare l’intelligenza artificiale per ridurre i tempi, contrastare le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e costruire un’assistenza più vicina ai cittadini.
Tanese: la tecnologia va costruita insieme ai medici
Sulla stessa linea il direttore generale di AGENASAngelo Tanese, che individua proprio nella sperimentazione sul campo uno degli elementi decisivi del progetto.
«Con MIA stiamo sperimentando un modello concreto di utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto dei professionisti, partendo dai loro bisogni e dalla pratica clinica quotidiana».
Il principio, secondo Tanese, è costruire gli strumenti insieme a chi dovrà utilizzarli, mantenendo «sempre al medico la responsabilità e l’autonomia della decisione clinica».
La fase sperimentale servirà quindi anche a raccogliere osservazioni, criticità ed esigenze dei professionisti per correggere e migliorare progressivamente la piattaforma.
La vera sfida: capire se l’IA migliora davvero la sanità territoriale
La tecnologia, tuttavia, è soltanto una parte della questione.
Il vero banco di prova arriverà quando sarà possibile misurare i risultati ottenuti nella pratica quotidiana.
AGENAS individua tra i benefici attesi la riduzione dei tempi dedicati alle attività diagnostiche di routine, una maggiore appropriatezza prescrittiva, un miglioramento dell’aderenza terapeutica, una gestione più efficace delle comorbidità e una maggiore partecipazione a screening e vaccinazioni.
Sono peròobiettivi della piattaforma e risultati attesi, che la sperimentazione dovrà verificare sul campo. Saranno quindi i dati raccolti nei prossimi mesi a indicare quanto questi vantaggi si traducano effettivamente in miglioramenti dell’assistenza.
Ed è proprio qui che l’esperienza umbra assume interesse.
Per una regione caratterizzata da numerosi piccoli centri, aree interne e una popolazione distribuita su un territorio complesso, strumenti capaci di mettere rapidamente a disposizione dei professionisti conoscenze e percorsi condivisi possono avere un valore particolare.
Ma digitalizzare non significa automaticamente migliorare.
Serviranno formazione, qualità delle fonti, aggiornamento continuo dei dati e capacità dei professionisti di utilizzare criticamente i suggerimenti prodotti dall’intelligenza artificiale. E resteranno centrali questioni come sicurezza, protezione dei dati, trasparenza dei sistemi e responsabilità clinica.
MIA rappresenta quindi qualcosa di più interessante di un nuovo software.
È un esperimento sul possibile rapporto tramedico, intelligenza artificiale e Servizio sanitario nazionale.
La domanda alla quale la sperimentazione dovrà rispondere non è se l’algoritmo possa prendere il posto del medico. Il progetto nasce esattamente sul presupposto contrario.
La domanda è se una tecnologia capace di cercare, organizzare e restituire rapidamente conoscenze validate possa restituire al medico ciò che oggi spesso manca di più:tempo da dedicare alla cura e al paziente.
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