
Un estratto di Agaricus bisporus, il comune fungo champignon bianco, è al centro di uno studio clinico di fase II. L’obiettivo è capire se possa contribuire a ridurre il PSA e modulare la risposta immunitaria nei pazienti con carcinoma prostatico.
Un alimento presente sulle nostre tavole potrebbe nascondere proprietà di interesse oncologico. È questa l’ipotesi che i ricercatori stanno cercando di verificare attraverso uno studio clinico di fase II, dedicato all’impiego di un estratto di fungo champignon bianco (Agaricus bisporus) nel carcinoma della prostata.
La ricerca nasce da precedenti osservazioni sperimentali che hanno evidenziato come alcune molecole contenute nei funghi possano esercitare effetti sul sistema immunitario e, almeno in modelli preclinici, interferire con alcuni meccanismi coinvolti nella crescita tumorale.
L’obiettivo: osservare cosa accade al PSA
Lo studio prende in considerazione uomini con carcinoma prostatico in due differenti situazioni cliniche. Da una parte pazienti già sottoposti a un trattamento locale, come prostatectomia o radioterapia, nei quali si è verificato un aumento del PSA senza evidenza di metastasi. Dall’altra uomini con una malattia considerata a rischio favorevole che hanno scelto lasorveglianza attiva, cioè il monitoraggio della patologia senza un trattamento immediato.
L’obiettivo principale è verificare se l’assunzione dell’estratto di champignon possa determinare una riduzione o un rallentamento dell’incremento delPSA, parametro fondamentale nel follow-up del tumore della prostata.
I ricercatori intendono però andare oltre il semplice valore del PSA, analizzando anche eventuali modificazioni della risposta immunitaria e di specifici meccanismi biologici legati alla malattia.
Dalla tavola al laboratorio
L’interesse perAgaricus bisporusnon nasce quindi semplicemente dal consumo alimentare dei funghi. Lo studio utilizza infatti unestratto standardizzato, e questo è un elemento fondamentale: non è possibile equiparare l’assunzione di normali champignon a quella della preparazione utilizzata nella sperimentazione clinica.
Alcuni studi precedenti hanno suggerito che determinati componenti del fungo possano influenzare le cosiddettecellule mieloidi soppressorie (MDSC), cellule del sistema immunitario che possono contribuire a creare un ambiente favorevole alla crescita tumorale. Nel 2024, risultati sperimentali pubblicati suClinical and Translational Medicinehanno alimentato ulteriormente l’interesse verso questo possibile meccanismo.
Tra le molecole considerate particolarmente interessanti compare ilß-glucano, un polisaccaride presente nella parete cellulare dei funghi e già noto per le proprie caratteristiche biologiche, il quale sembrerebbe avere un ruolo nell’attività immunomodulatoria.
Una promessa ancora da dimostrare
La notizia, tuttavia, deve essere interpretata con cautela.Non esiste al momento la dimostrazione che i funghi champignon siano in grado di curare il tumore della prostata, né che possano sostituire chirurgia, radioterapia, terapia ormonale o altri trattamenti oncologici.
Lo studio di fase II rappresenta proprio il passaggio necessario per capire se le osservazioni ottenute in laboratorio e negli studi preliminari possano tradursi in un beneficio reale per i pazienti.
Lo studio ha coinvolto133 partecipanti, ma risulta attualmente sospeso e non sono ancora disponibili risultati clinici definitivi che consentano di stabilire l’efficacia dell’estratto.
La ricerca, dunque, non autorizza ancora a parlare di una nuova cura. Ma rappresenta un esempio interessante di come la scienza stia esplorando anche sostanze di origine naturale alla ricerca di nuove strategie complementari contro il cancro. Il prossimo passo sarà capire se quella che oggi è un’ipotesi biologicamente interessante possa trasformarsi, attraverso dati clinici solidi, in una concreta possibilità terapeutica.
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