Dati in crescita negli ultimi anni e oltre due terzi delle vittime sono donne. La presidente della Regione Stefania Proietti: denunciare sempre gli episodi per fermare la spirale di violenza negli ospedali.
Le aggressioni ai danni del personale sanitario continuano a rappresentare una delle emergenze più sottovalutate del sistema sanitario italiano. Anche l’Umbria non è immune da questo fenomeno: nel 2025 sono stati registrati 281 episodi di violenza nei confronti degli operatori del servizio sanitario regionale, tra aggressioni fisiche e verbali.
Il dato è stato reso noto dalla presidente della Regione Umbria Stefania Proietti durante il convegno “Curare senza paura”, organizzato in occasione della Giornata nazionale di prevenzione della violenza contro gli operatori sanitari e sociosanitari. L’iniziativa è stata promossa dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo), dall’Ordine dei medici di Perugia e dalla Regione Umbria, in collaborazione con la Fondazione Onaosi.
Aggressioni in aumento
Nel dettaglio, 57 episodi hanno riguardato aggressioni fisiche, mentre la restante parte è costituita da minacce, insulti e comportamenti intimidatori.
Osservando l’andamento degli ultimi anni emerge un dato significativo: le segnalazioni complessive sono cresciute di circa il 40% nell’ultimo triennio.
Un incremento che conferma come la violenza negli ospedali e nelle strutture sanitarie non sia più un fenomeno sporadico ma una criticità strutturale, legata a diversi fattori: tensioni nei pronto soccorso, tempi di attesa, fragilità sociali e crescente conflittualità nei rapporti tra cittadini e istituzioni.
Vittime soprattutto donne
Un altro elemento che emerge con chiarezza riguarda il profilo delle vittime.
Oltre due terzi degli operatori aggrediti sono donne, dato che riflette la composizione del personale sanitario, in particolare tra infermieri, operatori socio-sanitari e personale assistenziale.
La dimensione di genere del fenomeno pone ulteriori interrogativi sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e sulla necessità di rafforzare strumenti di tutela specifici.
L’importanza delle denunce
Durante il convegno è stato ribadito un punto fondamentale: denunciare ogni episodio di violenza.
Le istituzioni regionali hanno sottolineato come la raccolta sistematica dei dati sia essenziale per comprendere la reale dimensione del problema e per progettare interventi efficaci di prevenzione.
“Solo attraverso la segnalazione puntuale degli episodi – è stato spiegato – è possibile costruire politiche di sicurezza realmente efficaci”.
Le azioni previste
Tra le misure in campo per contrastare il fenomeno figurano:
- rafforzamento dei sistemi di sicurezza nelle strutture sanitarie
- percorsi di formazione specifica per il personale nella gestione dei conflitti
- campagne di sensibilizzazione rivolte ai cittadini
- maggiore collaborazione tra sanità e forze dell’ordine
L’obiettivo è chiaro: garantire condizioni di lavoro sicure per chi ogni giorno si prende cura della salute pubblica.
Perché la sanità può funzionare solo se medici, infermieri e operatori possono svolgere il proprio lavoro senza paura.
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