Un’analisi sulle prospettive di rilancio del territorio ispirata dal documento programmatico
del sindacato. La necessità di superare i personalismi per non restare indietro in una
società che corre.
l recente documento programmatico della CISL di Terni agisce come un catalizzatore necessario per un territorio che possiede potenzialità ancora inespresse, ma che rischia di restare soffocato da logiche di contrapposizione o da sterili personalismi. Come parte di quella politica cittadina che da sempre cerca di costruire i presupposti per superare le deleterie divisioni ideologiche, accolgo con favore questa proposta di “buona politica”. In una società che viaggia a velocità altissime, rimanere fermi alle chiacchiere significa inesorabilmente andare indietro e condannare il nostro territorio ad una difficile sopravvivenza. Oggi serve una “coalizione della Buona politica” che abbia come unico faro le sfide ineluttabili che ci aspettano, guidando il cambiamento anziché subendolo passivamente.
La crisi profonda che attraversa il comparto manifatturiero, in particolare nell’automotive e nella chimica, impone una risposta corale e non più procrastinabile. Il crollo della produzione nazionale del Gruppo Stellantis, scesa sotto le 380.000 unità nel 2025 con un calo del 24,5%, ha generato un effetto domino sull’indotto che coinvolge oltre 256.000 lavoratori a livello nazionale. In questo scenario desta estrema preoccupazione la situazione dell’indotto, come per FORVIA (ex Faurecia) di Terni: lo stabilimento, un tempo fiore all’occhiello della filiera, sta vivendo una crisi che da congiunturale è diventata strutturale. Per invertire questa tendenza, dobbiamo sfruttare pienamente la ZES Unica, che per tutto il 2026 garantisce alle piccole imprese umbre crediti d’imposta fino al 35% per l’acquisto di nuovi beni strumentali. I 20 progetti già presentati per l’area di crisi complessa Terni-Narni, capaci di attivare oltre 30 milioni di euro di investimenti in tecnologie 4.0 e intelligenza artificiale, sono il segno tangibile che il nostro tessuto imprenditoriale ha fame di futuro e innovazione.
Le infrastrutture sanitarie e il potenziamento del polo universitario rappresentano i due binari su cui deve correre la modernizzazione del comprensorio. Sosteniamo la richiesta del sindacato per un ciclo accelerato e snello che porti alla realizzazione del nuovo ospedale di Terni, puntando sui 73 milioni certi dell’ex articolo 20 e sbloccando i 280 milioni di potenziali fondi INAIL. Ma l’investimento sui “muri” deve andare di pari passo con quello sui contenuti: la nascita di un Dipartimento universitario autonomo a Terni è fondamentale per trattenere i nostri giovani. Solo legando la ricerca d’eccellenza (come i progetti UniPg sui biomateriali o sulla medicina personalizzata) alle necessità delle nostre imprese e della sanità, potremo dire che Terni è tornata a essere un polo culturale di riferimento.
Il contrasto alla desertificazione commerciale e la gestione dell’invecchiamento attivo sono priorità sociali che non possono più essere ignorate dalla politica locale. La provincia di Terni ha subito una flessione dei negozi di prossimità più marcata rispetto alla media regionale, contribuendo alla perdita di 2.000 esercizi in tutta l’Umbria negli ultimi 15 anni. A questo si aggiunge la crisi della grande distribuzione, con gli esuberi annunciati da Unicoop Etruria e la possibile chiusura di punti vendita storici che garantiscono servizi essenziali. Il sindacato giustamente rivendica un ruolo di “architetto sociale”, chiedendo reti territoriali che uniscano anziani e giovani e promuovendo progetti come “INSIEME”, finanziato con 5,3 milioni di euro, per trasformare la longevità in una risorsa produttiva e sociale.
Superare l’instabilità amministrativa degli ultimi mesi è il prerequisito essenziale per ridare credibilità e attrattività al nostro territorio. I rimpasti di giunta e la gestione spesso basata sull’annuncio mediatico hanno lasciato irrisolti dossier cruciali per la città. La “Buona politica” deve recuperare spirito di servizio e rispetto dei ruoli, costruendo ponti stabili tra manifattura, università e welfare. Terni ha le energie collettive per tornare a produrre valore; ora spetta a noi, come classe dirigente, avere il coraggio della partecipazione e della concretezza per non far perdere alla nostra comunità il treno dello sviluppo globale.
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