
L’immagine più sorprendente del viaggio di Leone XIV in Francia non è soltanto quella delle folle. È il luogo nel quale quelle folle si sono radunate: la Francia dellalaïcité, della separazione tra Stato e religioni, di una secolarizzazione che sembrava aver consegnato definitivamente la fede alla dimensione privata. E invece Parigi, Lourdes e Metz hanno raccontato qualcosa di diverso. Non necessariamente il ritorno della Francia cattolica, ma certamente il ritorno pubblico di una domanda di spiritualità che sarebbe superficiale ignorare
Papa Leone XIV ha scelto una parola per raccontare ciò che ha visto:rinascita.
Lo ha fatto il 30 settembre, appena tornato dal viaggio apostolico, durante l’udienza generale in Piazza San Pietro. E ha scelto come simbolo Notre-Dame.
La cattedrale che sette anni fa appariva «ferita a morte» dall’incendio e che oggi è tornata a vivere diventa, nella lettura del Pontefice, la metafora di qualcosa di molto più vasto: una Chiesa che può rinascere, una società che può riscoprire domande dimenticate, persino un’Europa che può ricostruire il proprio progetto.
«Proprio Notre-Dame, con il dramma che ha vissuto, può simbolicamente illuminare tutto questo Viaggio apostolico», ha detto Leone XIV, riassumendone il significato in quella parola: rinascita.
Ed è difficile trovare un’immagine più efficace.
Perché questo viaggio è avvenuto nel Paese che ha fatto della separazione tra Stato e religione uno dei cardini della propria identità.
La laicità non significa ostilità alla fede
Lo spiega bene in una intervista esclusiva per UMBRIAreport la giornalista e vaticanista franceseConstance Colonna-Cesari.
«La Francia è un Paese laico – osserva – e questa laicità nasce certamente in un contesto fortemente anticlericale, nel quale si voleva contrastare l’influenza che la Chiesa cattolica esercitava sullo Stato».
È il percorso che conduce alla legge del 1905. Ma proprio qui occorre evitare un equivoco che troppo spesso accompagna il dibattito sulla laicità.
Quella legge stabilisce che la Repubblica assicura la libertà di coscienza e garantisce il libero esercizio dei culti; contemporaneamente dispone che lo Stato non riconosca, non finanzi e non remuneri alcuna confessione religiosa. È dunque soprattutto un principio dineutralità dello Stato, non una dichiarazione di ostilità verso la religione.
«La laicità francese – sottolinea Colonna-Cesari – non va quindi intesa come qualcosa di contrario alla Chiesa cattolica o ai cattolici».
Ed è forse precisamente questo il primo messaggio politico e culturale che arriva dalle immagini del viaggio.
Una società laica non deve avere paura della religione.
Può separare rigorosamente le istituzioni dalla fede e, contemporaneamente, riconoscere che la religione continua a essere parte della vita, delle domande e persino delle inquietudini dei cittadini.
L’accoglienza riservata al Papa non cancella lalaïcitéfrancese. Al contrario, ne mostra forse la versione più adulta.
Dopo Francesco, un ritorno atteso
C’è poi una storia tutta interna al cattolicesimo francese: La Francia non riceveva una visita apostolica di questo tipo dai tempi di Benedetto XVI, nel 2008.
Papa Francesco aveva messo piede più volte sul territorio francese, ma aveva sempre dato un significato particolare a quelle visite: Strasburgo per le istituzioni europee, Marsiglia per il Mediterraneo, Ajaccio nel quadro della sua attenzione alle periferie.
Colonna-Cesari ricorda come questa scelta fosse stata vissuta con amarezza da una parte del mondo cattolico francese: “Francesco aveva ferito i cattolici francesi – sostiene la vaticanista – il ritorno di Leone XIV a Parigi rappresenta una forma di riparazione”.
È un giudizio netto, naturalmente, e appartiene alla sua lettura. Ma aiuta a comprendere perché questo viaggio sia stato atteso con tanta intensità.
Non era semplicemente il ritorno di un Papa. Era, per molti cattolici francesi,il ritorno del Papa in Francia.
I giovani che chiedono il Battesimo
Ma il dato più interessante viene probabilmente da un fenomeno che precede il viaggio di Leone XIV.
In Francia stanno aumentando in maniera molto significativa gli adulti e gli adolescenti che chiedono di essere battezzati.
Nel 2026 sono stati registrati 21.386 nuovi battezzati, un aumento significativo rispetto agli anni precedenti (circa 10.300 nel 2025 e 7.100 nel 2024), triplicando i dati di dieci anni fa in un Paese fortemente secolarizzato.
Non sono numeri sufficienti per proclamare una nuova cristianizzazione della Francia.
E infatti la stessa Chiesa francese evita trionfalismi.
“I vescovi francesi non cantano vittoria – sottolinea Colonna Cesari – ma osservano con prudenza l’arrivo di queste nuove persone nella Chiesa: non sanno ancora fino in fondo da dove provengano né che cosa stiano cercando, ma ritengono essenziale saperle accogliere”.
Molti di questi nuovi catecumeni, spiega, provengono da famiglie completamente laiche e talvolta atee.
Ed è questo il punto che rende il fenomeno così interessante.
Non stiamo parlando semplicemente del ritorno alla pratica religiosa di persone cresciute nel cattolicesimo.
Stiamo parlando di giovani che incontrano la religione quasi come qualcosa di nuovo.
Leone XIV ha colto perfettamente questo elemento e, nell’udienza del 30 settembre, lo ha definito una«sorpresa» di Dio.
La domanda allora diventa inevitabile: “Che cosa stanno cercando questi ragazzi?“
Forse non semplicemente una religione.
Forse cercano appartenenza, comunità, silenzio, trascendenza. Forse cercano parole capaci di rispondere a domande che il benessere materiale, i social network e una vita completamente organizzata intorno al presente non riescono a esaurire.
«La Chiesa non è fatta di pietre»
Il Papa lo ha visto soprattutto nei giovani.
Ripensando alla veglia allo Stade de France, Leone XIV ha pronunciato una delle frasi più significative del viaggio:«La Chiesa non è fatta di pietre o di cemento, ma di persone».
Ha raccontato una generazione capace di cantare e gridare, ma anche di rimanere in silenzio e ascoltare.
È interessante che queste parole arrivino proprio dalla Francia, dal Paese che più di altri sembrava rappresentare il punto d’arrivo della secolarizzazione europea.
La fede non torna necessariamente sotto le stesse forme del passato.
Forse ritorna proprio perché il passato è finito.
Una Chiesa che deve anche fare i conti con le proprie ferite
La parola rinascita, tuttavia, sarebbe retorica se significasse dimenticare ciò che è accaduto.
Leone XIV lo sa.
A Lourdes ha incontrato alcune vittime di abusi commessi all’interno della Chiesa e, tornando sul viaggio, ha ribadito la volontà di ascoltarle, riconoscere il dolore provocato e lavorare affinché gli abusi non si ripetano.
È un passaggio fondamentale. Non esiste rinascita senza memoria. Non si ricostruisce Notre-Dame facendo finta che l’incendio non sia mai avvenuto.
E non si ricostruisce credibilità cancellando le ferite della Chiesa.
Dalla Francia all’Europa
A Metz, terra segnata dalle guerre del Novecento e legata a Robert Schuman, Leone XIV ha spostato lo sguardo sull’Europa.
Ed è qui che il viaggio assume forse il suo significato più contemporaneo.
Viviamo in un continente nuovamente attraversato dalla guerra, da tensioni internazionali e da un dibattito sempre più duro sulla sicurezza e sul riarmo. Allo stesso tempo, nello spazio politico europeo sono tornate con forza retoriche nazionaliste e sovraniste, mentre le istituzioni europee stesse riconoscono quanto il nuovo ordine geopolitico sia segnato da spinte nazionalistiche e autoritarie.
Leone XIV propone un linguaggio differente: dialogo, pace, fraternità, dignità della persona.
Non è la negazione delle paure del presente, né una risposta tecnica ai problemi della sicurezza. È piuttosto il tentativo di ricordare che una società può difendersi senza trasformare l’altro in un nemico permanente e che l’identità, quando diventa chiusura, finisce per alimentare nuove ostilità.
Una domanda che va oltre la religione
Ed è qui che Notre-Dame torna a essere il simbolo più potente: una cattedrale bruciata e poi ricostruita grazie alla collaborazione tra Stato, Chiesa e società civile. Non il trionfo di una parte sull’altra, ma la capacità di lavorare insieme per qualcosa che appartiene a tutti.
Forse il senso più profondo del viaggio è proprio questo.
In una società spesso dominata dalla velocità, dall’apparenza e dalla semplificazione, mentre la guerra torna a essere una possibilità concreta e le identità nazionali rischiano nuovamente di trasformarsi in muri, migliaia di giovani hanno scelto di fermarsi, ascoltare, pregare.
Non significa che la Francia stia tornando cattolica. Significa però chela domanda di senso non è scomparsa.
E forse è proprio questa la vera “rinascita” di cui parla Leone XIV: non il ritorno nostalgico a un mondo passato, ma la ricerca di qualcosa capace di opporsi alla superficialità, alla paura e alla tentazione di considerare l’altro soltanto come un avversario.
Notre-Dame è rinata dalle fiamme.
L’Europa, dopo la guerra, seppe rinascere scegliendo la cooperazione.
Oggi la domanda è se sapremo farlo ancora.
E forse non è casuale che, proprio nella Francia della laicità, tanti giovani abbiano ricominciato a guardare verso il cielo.
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