Il conflitto in Medio Oriente spinge al rialzo il prezzo del greggio e aumenta l’incertezza sui mercati globali. L’Istat segnala possibili effetti su crescita, occupazione e inflazione.
L’escalation del conflitto in Medio Oriente sta già producendo effetti sui mercati energetici internazionali. Le tensioni geopolitiche stanno infatti spingendo al rialzo il prezzo del greggio, in un contesto in cui il ruolo dell’Iran come produttore di petrolio e la centralità strategica dello Stretto di Hormuz per il traffico energetico mondiale rendono particolarmente sensibile l’equilibrio dell’offerta.
È quanto evidenzia l’Istat nella sua Nota sull’andamento dell’economia, dove si sottolinea come la crisi stia alimentando una crescente incertezza sulle prospettive economiche globali.
Secondo l’Istituto di statistica, l’attuale scenario lascia intravedere un generale peggioramento delle prospettive per l’economia mondiale nel 2026. L’inasprimento del conflitto ha infatti generato uno shock dal lato dell’offerta energetica, con potenziali ricadute sistemiche sulla crescita economica, sull’occupazione e sull’andamento dell’inflazione.
La reale portata dell’impatto economico della crisi resta tuttavia difficile da quantificare. Molto dipenderà, osserva l’Istat, dalla durata del conflitto e dall’eventuale compromissione delle infrastrutture estrattive o delle principali rotte di approvvigionamento energetico.
Nel frattempo, la forte volatilità registrata sui mercati finanziari indica che gli operatori non hanno ancora pienamente incorporato nei prezzi lo scenario di un conflitto prolungato, segnale di una fase di forte incertezza per l’economia internazionale. (fonte ANSA)
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