
Lettera di Guido Verdecchia alla presidente Proietti dopo il deposito dell’atto a Palazzo Spada. Al centro della richiesta, l’autorizzazione al collegamento del presidio con la rete dell’emergenza.
TERNI –Una struttura realizzata per proteggere i neonati a rischio di abbandono che, secondo quanto denuncia ilconsigliere comunale Guido Verdecchia, resta inutilizzata da oltre tre anni per un protocollo ancora da sottoscrivere. La Culla per la Vita di via Linda Malnati 8 torna al centro dell’iniziativa politica: dopo il deposito di un atto di indirizzo a Palazzo Spada, Verdecchia annuncia di averlo trasmesso alla presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, accompagnandolo con una lettera aperta.
La richiesta è un intervento della presidente presso la direzione generale dell’Azienda ospedaliera Santa Maria di Terni per sbloccare il collegamento del presidio alla rete emergenziale e arrivare alla sua attivazione.
Il protocollo al centro della richiesta
Nella nota diffusa il 3 novembre, Verdecchia individua nell’autorizzazione alla firma del «protocollo di collegamento» il passaggio ancora mancante. È questo, sostiene, l’ostacolo che impedisce alla struttura di entrare in funzione.
Il consigliere richiama anche il contributo della comunità alla realizzazione del progetto: la generosità dei ternani, il Movimento per la Vita–Centro di Aiuto alla Vita, la Fondazione Carit e l’Azienda ospedaliera Santa Maria. Il presidio, ricorda, è ospitato nei locali di ATER Umbria.
L’iniziativa procede adesso su due livelli. A Terni è attesa la discussione dell’atto di indirizzo, secondo quanto annunciato dal suo proponente; alla Regione viene chiesto di intervenire sul versante sanitario.Il deposito del documento non equivale dunque a una deliberazione già approvata dal Consiglio comunale.
Il precedente di Perugia
Il confronto richiamato da Verdecchia è con Perugia, dove la Culla per la Vita, vicina al residence Daniele Chianelli, è stata riattivata il 1° luglio 2026. La comunicazione dell’Azienda ospedaliera perugina conferma il collegamento del sistema di allarme con la centrale operativa del 118, per consentire l’attivazione dei soccorsi e la presa in carico del neonato.
Nella stessa comunicazione il presidio viene descritto come una possibilità di ultima istanza, mentre il parto in anonimato in ospedale è indicato come il percorso da privilegiare per la sicurezza della donna e del bambino.
È su questo precedente che il consigliere fonda la richiesta di una risposta anche per Terni: rendere operativo un progetto già realizzato, attraverso la definizione del raccordo con i servizi sanitari.
Il richiamo al fine vita e l’appello alla presidente Proietti
Nella lettera Verdecchia introduce anche un confronto politico con l’approvazione regionale della normativa sul suicidio medicalmente assistito, avvenuta il 22 ottobre. Richiama la previsione di procedure e tempi certi per chiedere alla sanità umbra la stessa capacità di risposta sul presidio ternano.
Il voto dell’Assemblea legislativa si è concluso con 11 favorevoli, 6 contrari e 3 astensioni. Proietti non ha partecipato alla votazione.
Il parallelismo è la valutazione politica del consigliere, che si rivolge alla presidente invocando «una questione di coerenza e di giustizia territoriale». La richiesta operativa resta la sottoscrizione del protocollo: «Per questo le chiediamo di non attendere i tempi lunghi della burocrazia e di dare subito un indirizzo chiaro alla Direzione Generale dell’Ospedale di Terni affinché quel protocollo venga firmato immediatamente».
La nota non indica una data prevista per l’attivazione né riporta le valutazioni della Regione e del Santa Maria sulle ragioni dello stallo. Restano quindi da chiarire i passaggi ancora necessari e i tempi per completarli.
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