
Risorse ai Comuni, burocrazia e risultati della spesa pubblica al centro del confronto. Il quadro richiamato dalla magistratura contabile apre interrogativi politici sulla capacità della Regione di sostenere i territori e accompagnare lo sviluppo. Per la Giunta Proietti è il momento delle risposte concrete.
L’Umbria che vuole crescere e i freni allo sviluppo
C’è un’Umbria che tutti i giorni dimostra grande cuore, energia e voglia di fare, ma che purtroppo si ritrova con il freno a mano tirato a causa di troppe tasse, una burocrazia lenta e una macchina pubblica che fatica a far correre l’economia. Dall’altra parte ci sono i piccoli Comuni e le amministrazioni locali, che in questi ultimi anni si sono visti tagliare i fondi regionali come in nessun’altra parte d’Italia, ma a cui oggi viene chiesto di fare miracoli anche per difendere le città dal caldo record e curare il verde. È la fotografia forte e senza sconti che emerge dalla delibera numero 104 della Corte dei conti, un documento ufficiale che ci costringe a guardare in faccia la realtà senza girarci intorno.
Senso civico e burocrazia: il divario da colmare
Analizzando i documenti della Regione, i giudici mettono nero su bianco un dato che fa riflettere: i cittadini umbri hanno un senso civico straordinario, tra i più alti in Italia, ma la qualità delle regole e l’efficacia di chi governa sono crollate vertiginosamente negli ultimi vent’anni. È quello che viene definito un vero e proprio “collo di bottiglia”: la voglia di intraprendere della nostra gente e delle nostre imprese viene letteralmente soffocata da un carico burocratico e fiscale che finisce per scoraggiare chi vuole investire qui, lasciandoci indietro rispetto a regioni vicine come la Toscana e le Marche. Certo, la Regione ha il merito di aver ammesso apertamente questa criticità nelle sue carte e di avere un sistema di pianificazione molto avanzato e ricco di obiettivi, ma ora i proclami non bastano più: bisogna passare ai fatti e azzerare le distanze con i territori che corrono più di noi.
Lavoro, imprese e verde pubblico: i controlli sui risultati
La Corte dei conti, intanto, non si limita a guardare al passato, ma mette sotto stretto controllo il futuro, accendendo i riflettori sulle politiche per il lavoro, sul sostegno alle imprese e soprattutto sull’utilizzo della Zona Economica Speciale. Significa che ogni euro speso per far ripartire l’economia e l’occupazione dovrà dimostrare di funzionare davvero, senza sprechi. E in questo scenario di risorse già tirate all’osso, ecco l’altra tegola soprattutto per le realtà locali più piccole: i giudici stabiliscono che i bilanci comunali dovranno essere controllati anche sulla base di come gestiscono e curano il verde pubblico, considerato ormai essenziale per proteggere la salute dei cittadini dalle ondate di calore.
Piccoli Comuni, grandi responsabilità: servono risorse
Qui si apre il vero nodo politico che nessuno può ignorare. Chiedere ai piccoli Comuni, che già fanno i salti mortali con bilanci fragilissimi e territori vasti da coprire, di curare parchi, alberi e transizione ecologica è giustissimo, ma non si può pretendere che lo facciano a mani nude. Se l’Umbria detiene il record nazionale negativo per i tagli ai trasferimenti economici fatti dalla Regione agli enti locali tra il 2023 e il 2025, è evidente che serve un cambio di passo immediato.
Un patto tra Regione e territori: la risposta attesa dalla Giunta
Non servono controlli punitivi o nuovi compiti calati dall’alto senza un soldo, ma un patto serio e leale tra Regione e territori. I cittadini e le imprese non cercano scuse o alibi, ma risposte concrete: e quelle risposte arrivano solo se liberiamo le energie di chi produce, sburocratizziamo la pubblica amministrazione e restituiamo soprattutto alle autonomie locali più periferiche le risorse necessarie per far vivere bene le nostre comunità.
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