
Il sindaco rinvia la delibera in commissione proprio al momento del voto. Sul tavolo 377 chilometri di rete, un incasso stimato di 24,3 milioni e il futuro economico della partecipata. Verdecchia: «Senza un vero piano industriale è un salto nel buio»
Doveva essere il giorno del via libera a una delle più rilevanti operazioni di dismissione patrimoniale degli ultimi anni a Terni. Invece, sulla vendita della rete di distribuzione del gas arriva una frenata che riapre completamente la partita.
La delibera approdata in Consiglio comunale non è arrivata al voto definitivo: su proposta dello stesso sindacoStefano Bandecchi, l’atto è stato rinviato in commissione per ulteriori approfondimenti.
Un passaggio politicamente significativo, perché interviene quando il dossier sembrava ormai arrivato alla fase decisiva.
Un patrimonio di oltre 377 chilometri
Al centro dell’operazione c’è un’infrastruttura strategica: oltre377 chilometri di rete di distribuzione del gas, oggi patrimonio di Terni Reti.
L’ipotesi predisposta dall’amministrazione prevede la possibilità di cedere la rete al gestore che si aggiudicherà la gara d’ambito, con un valore dell’operazione stimato in circa24,3 milioni di euro lordi al 2028.
Una cifra importante, che tuttavia non coincide con le risorse effettivamente disponibili dopo la vendita.
Una parte consistente dell’incasso – secondo i dati discussi in Aula – dovrebbe infatti essere destinata all’estinzione del debito derivante dal mutuo contratto da Terni Reti nel 2007. Si parla di circa14-15 milioni di euro.
Il saldo effettivamente disponibile si ridurrebbe quindi, indicativamente, a una cifra compresa tra8 e 10 milioni di euro.
Ed è proprio qui che cominciano gli interrogativi.
Il nodo dei ricavi futuri di Terni Reti
La questione non riguarda soltanto quanto il Comune possa incassare oggi, ma soprattutto cosa accadrà domani alla partecipata.
La rete gas rappresenta infatti una fonte strutturale di entrate per Terni Reti. Nel 2025 il relativo canone di locazione avrebbe prodotto2,17 milioni di euro, oltre il 27 per cento dei ricavi complessivi della società.
Vendere significa dunque monetizzare immediatamente il patrimonio, ma anche rinunciare a un flusso economico ricorrente.
È questo uno degli aspetti sui quali sarebbe necessario disporre di un piano industriale capace di indicare con chiarezza quale sarà il modello economico di Terni Reti dopo la cessione, quali attività dovranno garantirne l’equilibrio e quale sarà la prospettiva per il personale.
Il rinvio deciso dal sindaco rende quindi inevitabile una domanda politica:se il quadro economico fosse già sufficientemente definito, perché fermare la delibera proprio al momento della decisione?
Il rinvio non dimostra, da solo, che l’operazione sia economicamente sbagliata. Dimostra però che esistono ancora questioni sulle quali la stessa amministrazione ritiene necessario tornare ad approfondire.
Verdecchia: «Quando si fanno i conti, le certezze crollano»
Per comprendere la posizione delle opposizioni, UmbriaReport ha rivolto tre domande al consigliere comunaleGuido Verdecchia, che in Aula ha espresso una netta contrarietà alla vendita.
Consigliere Verdecchia, qual è la sua lettura del rinvio in commissione chiesto dal sindaco? Se la maggioranza era convinta della bontà dell’affare, perché fermarsi?
«La verità è che quando inizi a fare i conti della serva, le certezze crollano. Si sono resi conto che smantellare Terni Reti vendendo il suo pezzo più pregiato solo per pagare un vecchio debito in banca del 2007 è un rischio enorme.
Se fossero stati sicuri di avere in mano un affare perfetto, avrebbero votato e chiuso la pratica. Invece, l’assenza di un vero Piano Industriale pesa come un macigno: stanno per svuotare un’azienda pubblica senza avere la minima idea di cosa faranno fare ai dipendenti il giorno dopo e di come la società resterà in piedi senza gli incassi milionari della rete gas.
È un salto nel buio, e credo che qualcuno in maggioranza abbia finalmente iniziato a capirlo».
Chi sosterrà il costo degli investimenti?
Uno degli argomenti utilizzati a sostegno della vendita riguarda gli investimenti che saranno necessari nei prossimi anni sulla rete.
Secondo quanto emerso nel confronto politico, una quota consistente delle infrastrutture avrebbe ormai un’età compresa tra i 30 e i 50 anni. Il tema degli interventi di sostituzione e ammodernamento diventa quindi centrale.
Il sistema, tuttavia, va letto all’interno della regolazione nazionale. ARERA stabilisce infatti le tariffe del servizio di distribuzione e misura del gas e disciplina il riconoscimento dei costi, compresi quelli relativi agli investimenti ammessi dalla regolazione.
La tariffa di distribuzione serve, in termini generali, proprio a coprire i costi sostenuti per il trasporto del gas sulle reti locali, oltre alla gestione e misura. Per il 2026 le tariffe sono state nuovamente determinate dall’Autorità nell’ambito della regolazione nazionale.
Abbiamo quindi chiesto a Verdecchia:
La Giunta ha sostenuto che vendere la rete eviterebbe futuri costi pesanti, tutelando i cittadini. È davvero così?
«Questa è una favola che va smontata. I tubi sotto le nostre strade sono vecchi, oltre il 60% ha tra i 30 e i 50 anni. Chiunque gestirà la rete dovrà per forza fare lavori giganteschi di sostituzione.
Ma il privato non regala nulla: le regole nazionali dell’ARERA prevedono meccanismi di riconoscimento tariffario degli investimenti. Quindi non possiamo raccontare ai ternani che, vendendo la rete, il problema economico degli ammodernamenti semplicemente scompare.
Il punto politico è proprio questo: perdiamo la proprietà di un’infrastruttura strategica mentre i costi del servizio e degli investimenti continueranno comunque a essere regolati attraverso il sistema tariffario».
Il vero interrogativo: cosa fare degli 8-10 milioni?
Resta infine il tema dell’eventuale liquidità residua.
Una volta perfezionata la vendita e rimborsato il debito, Terni Reti potrebbe ritrovarsi con una disponibilità nell’ordine degli8-10 milioni di euro.
Denaro che rappresenterebbe la trasformazione di un patrimonio infrastrutturale in liquidità.
Ed è proprio per questo che diventa decisivo stabilirne la destinazione prima dell’eventuale cessione.
Se la vendita dovesse comunque andare in porto, cosa dovrebbe accadere a queste risorse?
Verdecchia non ha dubbi:
«Questo è il punto centrale della nostra battaglia in Consiglio. Quegli 8-10 milioni di euro di avanzo rimarrebbero bloccati nei conti di Terni Reti.
Senza regole ferree scritte nero su bianco prima di vendere, il rischio è che questi milioni vengano utilizzati progressivamente per coprire spese correnti o compensare attività della società che non producono risultati sufficienti.
Noi chiediamo l’esatto contrario: non vi diamo nessun assegno in bianco. Prima di toccare un solo euro di patrimonio pubblico vogliamo un piano vincolante che garantisca che ogni centesimo venga destinato alla città, ad esempio attraverso nuove infrastrutture o interventi capaci di produrre benefici economici per i ternani».
Vendere non è soltanto incassare
Ed è probabilmente questo il punto sul quale la commissione dovrà ora concentrarsi.
Il confronto non può ridursi alla contrapposizione tra chi vuole vendere e chi vuole conservare la rete a ogni costo. La valutazione economica richiede di mettere sullo stesso tavolo almeno quattro elementi:valore della cessione, debito da estinguere, redditività futura perduta e investimenti necessari sulla rete.
A questi se ne aggiunge un quinto, prettamente industriale:che cosa sarà Terni Reti dopo la vendita?
Perché trasformare un’infrastruttura pubblica in liquidità può essere una scelta industriale. Ma perché lo sia davvero occorre sapere prima quale patrimonio si cede, quale rischio si trasferisce, a quali entrate si rinuncia e soprattutto come verranno utilizzate le risorse ottenute.
Il rinvio in commissione deciso da Bandecchi offre ora alla maggioranza il tempo per dare queste risposte.
E, dopo lo stop arrivato a un passo dal voto, saranno proprio quelle risposte – più delle dichiarazioni politiche – a stabilire la solidità economica dell’operazione.
Scopri di più da UMBRIAreport
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.












