Attivo un nuovo protocollo che consente la presenza del papà anche nei parti cesarei programmati, nel segno dell’umanizzazione delle cure
C’è un momento in cui la sanità smette di essere solo tecnica e diventa relazione. A Terni, questo momento entra ufficialmente in sala operatoria.
All’Azienda Ospedaliera Santa Maria è attivo da inizio marzo un nuovo protocollo che consente ai padri di assistere al parto anche nei casi di taglio cesareo programmato. Una scelta che segna una discontinuità importante rispetto al passato, quando l’accesso alla sala operatoria era rigidamente precluso ai familiari per motivi di sicurezza.
Oggi quel limite viene superato, senza abbassare gli standard clinici. Anzi: il punto è proprio questo. Dimostrare che sicurezza e umanizzazione non sono alternative, ma possono convivere dentro un modello organizzativo evoluto.
Dalla tecnica alla relazione: cosa cambia davvero
Il nuovo percorso nasce da un lavoro condiviso tra équipe ostetrica, anestesiologica e direzione sanitaria. Non si tratta di una semplice apertura “emotiva”, ma di un protocollo strutturato, pensato per garantire la presenza del padre in condizioni controllate e compatibili con l’intervento chirurgico.
È un passaggio culturale prima ancora che sanitario.
Per anni il cesareo è stato vissuto come un atto esclusivamente medico, quasi “separato” dall’esperienza della nascita. Oggi, invece, si riconosce che anche in sala operatoria si gioca una dimensione fondamentale: quella del legame.
La presenza del padre e il contatto precoce con il neonato contribuiscono a rendere la nascita un’esperienza condivisa, riducendo la distanza emotiva che spesso accompagna il parto chirurgico.
Un modello che guarda all’umanizzazione delle cure
Alla base del nuovo protocollo c’è un principio chiaro: l’umanizzazione delle cure non è un accessorio, è parte integrante della qualità sanitaria.
E qui, permettimi una posizione netta: questa è la direzione giusta.
Perché una sanità che funziona davvero non è solo quella che cura bene, ma quella che sa come curare. Che tiene insieme competenza e relazione, tecnologia e presenza, procedura e umanità.
In questo senso, la scelta dell’ospedale di Terni si inserisce in un trend più ampio, già diffuso in diverse realtà europee, ma ancora non così scontato in Italia.
Un lavoro corale dietro la svolta
Il risultato è frutto di un lavoro di squadra che ha coinvolto l’intero team della sala parto, la direzione di presidio guidata dal dottor Massimo Rizzo e il gruppo anestesiologico del blocco parto coordinato dalla dottoressa Rita Commissari e dal dottor Giuseppe De Masi.
Un percorso costruito con attenzione, che dimostra come l’innovazione organizzativa possa nascere anche dentro strutture pubbliche, quando c’è visione.
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