Da 36 anni trasforma la timidezza in energia e il karaoke in un’esperienza collettiva. A Terni e in Umbria, le sue serate non sono solo musica: sono condivisione vera
A Terni e in buona parte dell’Umbria il suo nome è sinonimo di microfono acceso, energia contagiosa e piste improvvisate davanti a un palco. Stefania Rossi, cantante e animatrice musicale con oltre trent’anni di esperienza, ha trasformato il karaoke da semplice intrattenimento di fine serata a vero spazio di condivisione.
Karaoke è un termine giapponese nato negli anni ’70, composto da kara (vuoto) e oke (abbreviazione di ōkesutora, orchestra). Letteralmente significa “orchestra vuota”: una base musicale senza la voce principale, pronta a essere riempita da chiunque voglia provarci. È un’idea semplice e geniale: lo spazio è lì, ma sei tu a doverlo abitare.
Diventato popolare in tutto il mondo tra gli anni ’80 e ’90, in Italia ha avuto un’esplosione di notorietà anche grazie alla trasmissione condotta da Fiorello, che lo ha trasformato in fenomeno di costume prima ancora che musicale.
Cantare davanti agli altri significa mettersi a nudo, accettare l’imperfezione, scegliere la leggerezza. E forse è proprio per questo che continua a funzionare: perché intercetta un bisogno semplice e potente, quello di sentirsi vivi insieme agli altri.
“Ho iniziato 36 anni fa ed ero una ragazza molto timida – racconta Stefania Rossi – durante una serata di karaoke è scattata qualcosa: una scintilla improvvisa che mi ha fatto salire sul palco senza più paura. Da quella sera la mia vita è cambiata. Ho capito che non era solo un passatempo di fine serata, ma un modo per esprimermi e trasformare la mia timidezza in energia e in un lavoro”
Cantare è una cosa, animare il pubblico è un’altra: quanto conta per te la relazione con le persone rispetto alla performance vocale pura?
Per me conta tantissimo, forse più della performance stessa. La relazione con il pubblico mi viene naturale: l’energia che sento dentro la trasmetto durante la serata. Quando vedo le persone divertirsi, cantare, lasciarsi andare, io do ancora di più. È uno scambio continuo: loro danno entusiasmo a me, io restituisco energia a loro.
Nel karaoke spesso salgono sul palco persone timide, insicure, a volte impaurite: che tipo di emozioni vedi più spesso e come le accompagni?
Vedo spesso emozione, paura di sbagliare, ma anche tanta voglia di mettersi in gioco. Ci sono passata anch’io, quindi so riconoscere quello sguardo. Li accompagno con un sorriso, una parola giusta, a volte un abbraccio. Cerco di trasmettere sicurezza e carica positiva, finché non si sciolgono e iniziano davvero a divertirsi.
Il tuo repertorio attraversa decenni e generi: è una scelta strategica o il riflesso del pubblico che incontri nei locali umbri?
È entrambe le cose, ma soprattutto è attenzione verso il pubblico. Scelgo il repertorio in base alla fascia d’età e al tipo di serata: ogni contesto ha la sua colonna sonora. L’importante è far sentire tutti coinvolti, dai più giovani a chi ama i grandi classici.
C’è una serata, una voce o un episodio che ti ha fatto dire: “ecco perché faccio questo lavoro”?
Ogni volta che vedo le persone uscire con il sorriso penso che ne valga la pena. Lo faccio per far divertire gli altri, ma la verità è che ricevo anch’io un grande beneficio psicologico. Il karaoke è condivisione: mentre regalo spensieratezza, mi ricarico anch’io.
In un’epoca dominata dai social e dai talent show, che spazio ha ancora la musica dal vivo nei locali e nei territori come Terni e l’Umbria?
Nel ternano la musica nei locali è ancora molto viva. Le persone hanno voglia di uscire, stare insieme, cantare. Sia la musica dal vivo sia il karaoke continuano ad avere un grande richiamo, perché offrono qualcosa che i social non possono dare: il contatto diretto, l’emozione condivisa.
Se dovessi spiegare a chi non ti conosce perché il tuo karaoke è diverso dagli altri, cosa diresti in una frase sola?
Chi viene al mio karaoke non è solo spettatore: diventa protagonista e torna a casa con il sorriso
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