
L’ateneo riconducibile a Stefano Bandecchi si è aggiudicato l’asta per il marchio storico della Ternana Calcio. Si chiude una delle pagine più travagliate della storia rossoverde, ma resta aperta la vera partita: restituire stabilità, credibilità e un progetto condiviso a una tifoseria che nell’ultimo anno ha vissuto mesi di profonda incertezza.
Dopo mesi di attesa e una procedura seguita con attenzione dall’intera città, il marchio storico della Ternana Calcio tornerà alla nuova società che ripartirà dalla Serie D. Tutti gli indizi convergono verso l’Università Niccolò Cusano, riconducibile a Stefano Bandecchi, risultata aggiudicataria dell’asta telematica promossa dal Tribunale di Terni nell’ambito della liquidazione giudiziale della vecchia società.
L’offerta vincente è stata pari a 132 mila euro, cifra che sale a circa 178 mila euro considerando Iva, imposte e oneri della procedura. L’aggiudicazione diventerà definitiva con il decreto del giudice delegato Claudia Tordo Caprioli.
A lasciare pochi dubbi era stato lo stesso Bandecchi che, pochi minuti dopo la chiusura dell’asta, aveva pubblicato sui social un breve video limitandosi a dire:“L’asta è finita”. Un messaggio volutamente criptico, seguito poi da dichiarazioni molto più esplicite nelle quali ha rivendicato il ritorno del simbolo storico accanto alla nuova squadra.
Un anno difficile per il calcio ternano
La vicenda del marchio rappresenta soltanto l’ultimo tassello di un anno che resterà tra i più complessi nella storia recente del calcio cittadino.
La crisi societaria culminata con la liquidazione giudiziale ha lasciato tifosi, sponsor e istituzioni davanti a un patrimonio sportivo improvvisamente in bilico. Per mesi il futuro della Ternana è apparso incerto, tra procedure fallimentari, dubbi sull’iscrizione ai campionati e il rischio concreto che un pezzo importante dell’identità sportiva della città andasse disperso.
In questo contesto è emersa anche l’iniziativa dell’associazione“La Ternana Siamo Noi”, che ha tentato la strada dell’azionariato popolare partecipando all’asta con l’obiettivo di mantenere il marchio nelle mani della comunità dei tifosi. L’associazione si è fermata all’offerta iniziale di 95 mila euro, senza effettuare rilanci, ma il progetto ha comunque rappresentato un segnale importante di partecipazione civica e di attaccamento ai colori rossoverdi.
Proprio per questo l’associazione ha convocato una conferenza stampa aperta a soci, tifosi, imprese e realtà del terzo settore per illustrare le prospettive future del proprio percorso, che potrebbe proseguire anche oltre l’aspetto strettamente calcistico.
Il simbolo è salvo, ma non basta
L’acquisizione del marchio evita certamente una frattura con la storia della Ternana. Logo, trofei e identità sportiva rimarranno legati alla nuova società che inizierà il proprio cammino dalla Serie D.
Ma sarebbe un errore pensare che il recupero del simbolo coincida automaticamente con la soluzione di tutti i problemi.
Negli ultimi dodici mesi il rapporto tra proprietà, istituzioni, tifoseria e città si è spesso deteriorato, alimentato da tensioni, polemiche e scelte che hanno diviso profondamente l’opinione pubblica. La ricostruzione non potrà quindi limitarsi all’aspetto patrimoniale o sportivo.
La vera sfida sarà ricostruire fiducia, garantire una gestione stabile e trasparente e riportare la Ternana a essere un patrimonio condiviso della città, capace di unire anziché dividere.
Adesso servono fatti
Nei prossimi giorni arriveranno gli ultimi adempimenti formali del Tribunale e saranno definite anche le scelte tecniche della Nuova Ternana 1925, a partire dall’allenatore e dall’organizzazione del ritiro precampionato.
Per i tifosi, però, il tempo degli annunci sembra ormai terminato.
Dopo un anno segnato da incertezze, colpi di scena e tensioni, la città chiede soprattutto una cosa: una società capace di programmare con serietà, rispettare la propria storia e costruire un futuro all’altezza di un simbolo che rappresenta molto più di un semplice marchio commerciale.
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