
Nell’Abbazia di San Nicolò una serata di rara eleganza con Yaara Tal e Andreas Groethuysen. Il pianoforte a quattro mani restituisce tutta la sua forza espressiva, da Mozart a Ravel fino allo splendido Jeux d’enfants di Bizet.
SAN GEMINI –Ci sono concerti che si ascoltano e concerti che, quasi senza accorgersene, finiscono per appartenere al luogo nel quale vengono eseguiti. Quello di venerdì 2 ottobre nell’Abbazia di San Nicolò a San Geminiappartiene decisamente alla seconda categoria.
La pietra antica, la sobrietà dell’architettura romanica, la luce, il silenzio del pubblico e, al centro, un pianoforte condiviso da quattro mani. Nessun effetto speciale, nessuna concessione alla spettacolarizzazione. Soltanto musica e interpreti di grande livello. Ed è forse proprio questa semplicità, oggi sempre più rara, ad aver reso la serata particolarmente raffinata.
ProtagonistiYaara Tal e Andreas Groethuysen, coppia artistica nata nel 1985 e divenuta nel tempo uno dei riferimenti internazionali del repertorio per duo pianistico. La loro lunga attività ha dedicato particolare attenzione proprio alla letteratura per pianoforte a quattro mani e per due pianoforti, riportando alla luce anche pagine meno frequentate.
ASan Geminiil loro dialogo musicale è apparso fin dalle prime battute come qualcosa di più di una semplice prova di perfetta coordinazione tecnica. Nel pianoforte a quattro mani non c’è infatti spazio per l’individualismo: due musicisti dividono la tastiera, il tempo, il respiro e persino lo spazio fisico. Ogni intenzione deve essere condivisa prima ancora che la nota venga suonata.
Ed è proprio in questa capacità di diventare quasiun solo interprete con quattro maniche Tal e Groethuysen hanno mostrato la loro classe.
Il programma, inserito nella Sagra Musicale Umbra 2026, era costruito con intelligenza: dalla Sonata in si bemolle maggiore K. 358 di Mozart, luminosa e perfettamente equilibrata, alla meno consuetaSpiel um ein KinderlieddiWalter Gieseking, fino alle atmosfere sospese e fiabesche delle cinque pièces di Ma mère l’Oye di Maurice Ravel.
Proprio Ravel ha segnato uno dei momenti più suggestivi della serata. InMa mère l’Oyel’infanzia non è mai semplicemente infantile: è memoria, stupore, malinconia, un mondo osservato con gli occhi di chi sa che l’incanto è destinato a svanire. Tal e Groethuysen ne hanno restituito le sfumature senza indulgere nel sentimentalismo, lasciando emergere la straordinaria capacità del compositore francese di trasformare pochi segni in colore.
Ma il culmine emotivo, almeno per chi scrive, è arrivato con Jeux d’enfants op. 22 di Georges Bizet.
Una pagina brillante, mobile, piena di invenzioni, nella quale il gioco dei bambini diventa materia musicale raffinatissima. Nelle mani di Tal e Groethuysen quella successione di miniature ha acquistato leggerezza senza diventare leziosa, precisione senza perdere spontaneità. Il pianoforte sembrava cambiare continuamente carattere, rincorrersi, scherzare, fermarsi e ripartire.
Una splendida conclusione per una serata che ha avuto il pregio di ricordare qualcosa che troppo spesso dimentichiamo: la qualità culturale non si misura dal rumore che produce.
E San Gemini, da questo punto di vista, possiede una risorsa straordinaria. L’Abbazia di San Nicolò, con le sue tre navate, gli archi in pietra e la copertura lignea, non è stata semplicemente il contenitore del concerto, ma parte integrante dell’esperienza. È uno di quei luoghi nei quali patrimonio storico e produzione culturale contemporanea possono rafforzarsi a vicenda.
Non è un risultato casuale. Dietro appuntamenti di questo livello c’è anche il lavoro di chi, sul territorio, continua a credere che la tutela non significhi soltanto conservare, ma far vivere i luoghi attraverso la cultura.
In questo senso va sottolineato il ruolo dell’Associazione Valorizzazione del Patrimonio Storico San Gemini,che dal 1993 opera per la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio cittadino attraverso restauri, ricerca ed eventi culturali e che negli anni ha già collaborato all’organizzazione di concerti della Sagra Musicale Umbra. Centrale è l’impegno di Piero Zannori, da tempo riferimento operativo e organizzativo dell’Associazione e delle sue iniziative.
Ed è forse questa la lezione più interessante lasciata dal concerto di San Nicolò: valorizzare un territorio non significa riempirlo continuamente di eventi, ma scegliere quelli giusti.
Portare due interpreti della statura di Tal e Groethuysen in un’abbazia millenaria, con un programma colto ma capace di emozionare, significa costruire un’identità culturale. Significa offrire al pubblico qualcosa che non si esaurisce nell’applauso finale.
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