L’incapacità del Comune di Terni di costruire una strategia turistica si scontra con gli investimenti e l’impegno degli imprenditori: mentre il pubblico resta fermo, il privato prova a tenere in piedi un sistema senza guida.
L’intervista a Susanna Sabatini, Presidente DIT Umbria Experience
Un turismo che arriva ma non resta
Ci sono territori che funzionano non grazie alle istituzioni, ma nonostante le istituzioni. E Piediluco è uno di questi casi, forse il più emblematico in Umbria, perché qui il turismo esiste, cresce, si struttura spontaneamente, ma viene lasciato senza una regia pubblica, senza una strategia, senza una visione.
A dirlo con chiarezza è Susanna Sabatini, proprietaria dell’Hotel del Lago e presidente del DIT Umbria Experience, una rete nata per mettere insieme operatori e costruire un’offerta integrata che, nei fatti, l’amministrazione non ha mai costruito: «Noi ci promuoviamo da soli, perché qui è difficile portare le persone. Questo territorio non è conosciuto come dovrebbe».
Ma qui non siamo più nel campo delle percezioni. I numeri parlano in modo netto. Nel 2025 il Comune di Terni ha incassato 326.737 euro di tassa di soggiorno, in calo rispetto ai 348.605 euro del 2024 e ai 356.757 euro del 2023. Due anni consecutivi di flessione, mentre l’Umbria cresce del 22%. Ancora più significativo è il dato sulla permanenza media: da tre giorni a un giorno e mezzo. I turisti arrivano, visitano, e se ne vanno.
È la fotografia di un sistema che non riesce a trattenere valore.
Il turista che sceglie Piediluco non è casuale. È un turista over 60, spesso straniero, con capacità di spesa e una domanda precisa: turismo slow, attività fisica, autenticità. È il turista ideale per l’Umbria. Ma è anche un turista esigente. «Oggi arriva già informato, sa cosa vuole», sottolinea Sabatini. E proprio per questo il territorio mostra tutte le sue fragilità.
Servizi assenti, visione inesistente
Chi arriva senza auto si trova immediatamente in difficoltà. Collegamenti insufficienti, assenza di navette, taxi costosi e difficili da reperire. Persino il trasporto bagagli, elemento base nei circuiti europei dei cammini, non esiste. «Siamo noi strutture che dobbiamo organizzare tutto, prendere i clienti, portare le valigie. È impensabile», dice Sabatini.
Questo non è un problema operativo, è un problema politico.
Perché il marketing territoriale non è promozione, ma costruzione di sistema. Significa creare servizi, attivare bandi, mettere a gara trasporti dedicati, garantire continuità alle attività outdoor, leggere i dati e trasformarli in politiche. Significa governare un territorio, non raccontarlo.
E invece accade il contrario: le esperienze legate a bike ed escursioni vengono spesso gestite come attività secondarie, concentrate nei fine settimana, mentre il turista ha bisogno di servizi disponibili ogni giorno, con continuità e affidabilità.
Non basta farsi belli con definizioni suggestive, non basta ripetere “valle incantata” come una formula imparata a memoria – quasi fosse una lezioncina da intelligenza artificiale – se poi quella narrazione non si traduce in azioni concrete, in servizi reali, in infrastrutture funzionanti.
Come la digitalizzazione evocata e mai applicata, o come gli investimenti (assenti) nella comunicazione.
Il paradosso si compie nella gestione del trasporto pubblico: in estate, quando la domanda aumenta, le corse degli autobus diminuiscono perché finisce la scuola. «È il contrario di quello che dovrebbe essere. Piediluco è un luogo turistico, non può essere trattato come Terni».
La stessa assenza di visione emerge nella gestione degli attrattori. La Cascata delle Marmore resta il principale richiamo, ma è scollegata dal resto del territorio. Il Lago di Piediluco, che dista pochi chilometri, non viene integrato in alcun sistema di fruizione. «Chi viene alla Cascata non sa che a pochi chilometri c’è il lago».
Manca la segnaletica, manca una strategia di racconto, manca una logica di destinazione e anche il racconto più affascinante, senza sistema, resta vuoto. E il turismo, semplicemente, passa oltre.
Investimenti privati contro inerzia pubblica
E mentre il pubblico resta fermo, il privato investe. L’Hotel del Lago è stato recentemente riqualificato grazie ai fondi del PNRR: quaranta camere completamente ristrutturate secondo criteri di sostenibilità ambientale, con soluzioni innovative come una pittura 100% ecologica capace di ossigenare gli ambienti e migliorare il benessere abitativo. Le camere dialogano con il paesaggio, ispirate alla cascata, al bosco, al lago, con affacci che restituiscono l’identità del luogo. A completare l’intervento, una SPA di ultima generazione, aperta anche agli ospiti esterni.
È la dimostrazione concreta di cosa significhi costruire prodotto turistico.
È qui che emerge lo scarto reale: da una parte imprenditori che costruiscono valore, dall’altra un’amministrazione ferma, inefficiente e incapace di trasformare il turismo in sistema.
I 326 mila euro di tassa di soggiorno incassati nel 2025 non vengono reinvestiti sul territorio, ma utilizzati per le luminarie natalizie di Terni.
Non quelle di Piediluco – che sono state pagate da commercianti e imprenditori locali.
Un territorio turistico non nasce da solo. Si costruisce. Significa integrare servizi, creare connessioni, investire in accessibilità, progettare esperienze. Significa trattare il turismo come industria, non come riempitivo. Oggi, a Piediluco, tutto questo non c’è.
Eppure il mercato c’è.
La domanda c’è.
Gli imprenditori ci sono.
Manca l’unico elemento che dovrebbe essere scontato: una visione pubblica.
Qui non siamo più di fronte a semplice inefficienza, ma a un arretramento strutturale: la città perde terreno proprio nei grandi flussi. Nell’anno del Giubileo, un’occasione irripetibile, Terni è rimasta ai margini, incapace di costruire un collegamento con Roma o una strategia minima per intercettare i pellegrini. I flussi transitano, ma non si fermano. E un territorio che non trattiene smette, di fatto, di esistere sul piano turistico.
E quando manca una visione, si perdono anche gli eventi. Umbria Jazz viene abbandonata per non investire 180 mila euro, il Letz Festival viene cancellato. La città rinuncia progressivamente a tutto ciò che genera permanenza e indotto.
«Qui manca proprio la visione turistica», dice Sabatini.
Non è più un’opinione. È una diagnosi.
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