Dopo 13 mesi dalla richiesta dei cittadini, il confronto sul Teatro Verdi arriva quando il progetto è già in corsa. Per Verdecchia è solo una messinscena: accusa l’amministrazione di aver svuotato il dibattito e tradito le promesse sul futuro culturale della città.
Tra accuse di incoerenza, dubbi tecnici e il precedente del Pala Terni, lo scontro politico si accende prima ancora che il sipario si alzi.
TERNI – Il sipario sul nuovo Teatro Verdi non si è ancora alzato, ma la polemica politica è già in scena, ed è di quelle pesanti. A rinfocolare lo scontro è il Consigliere del Gruppo Misto, Guido Verdecchia, che attraverso un durissimo comunicato stampa annuncia la sua assenza al Consiglio Comunale Aperto di lunedì 20 aprile. Un’assenza che non è solo legata a impegni personali programmati da mesi, ma che assume i contorni di una vera e propria denuncia politica contro quella che definisce “una messinscena tardiva”.
“Un Consiglio dopo 13 mesi? Una beffa”
Il nodo della discordia è il tempo. La richiesta dei cittadini per un confronto pubblico sul progetto di riqualificazione risale al marzo 2025. “Fissare il Consiglio oggi, con i cantieri che corrono e varianti già approvate, è un insulto all’intelligenza della città”, attacca Verdecchia. Secondo il consigliere, l’amministrazione avrebbe scientemente atteso che l’opera fosse irreversibile per “concedere” un dialogo ormai svuotato di potere decisionale.
Il “fantasma” del Poletti e il parallelo con il Pala Terni
Verdecchia, supportato dalle analisi tecniche dell’architetto Vladimiro Paiella, non usa mezzi termini: Terni sta costruendo un “non-senso architettonico”. Un teatro da 800 posti, con acustica dubbia e una buca d’orchestra sottodimensionata.
“Ci dovremo accontentare ancora una volta di un’opera a metà”, rincara la dose il consigliere, tracciando un parallelismo impietoso con il Pala Terni. La struttura polifunzionale di Foro Boario è citata come l’esempio plastico di una programmazione miope: una struttura sbandierata come avveniristica ma che, nei fatti, presenta deficit di capienza che la tagliano fuori dai grandi circuiti internazionali di volley e basket. “Terni sta diventando la città delle occasioni mancate e delle scatole vuote”, scrive Verdecchia.
Quelle promesse dimenticate: il “caso” Bandecchi
Ma l’affondo più doloroso per la maggioranza riguarda la coerenza. Verdecchia ricorda come il suo addio ad Alternativa Popolare sia maturato proprio sulla distanza tra gli annunci e i fatti.
Andando a ritroso, le parole del Sindaco Stefano Bandecchi pesano come macigni. Era il giugno 2023, all’indomani della sua elezione, quando il Sindaco dichiarava ai microfoni della stampa locale e sui propri canali social la volontà di ribaltare il progetto ereditato dalla giunta Latini.
“Il teatro Verdi va rifatto come era, un vero teatro da 1.200 posti, un teatro lirico. Quello che hanno progettato prima è un cinema, una roba che non serve a Terni. Se serve, cambieremo il progetto, anche a costo di perdere tempo.” > (Fonte: Dichiarazioni alla stampa locale / Video Social Ufficiali, giugno 2023)
Promesse che si sono scontrate con la realtà dei fatti: il progetto attuale è rimasto sostanzialmente lo stesso, basato su quella “seconda opzione” che Bandecchi stesso definiva inadeguata. Per Verdecchia, questo è il peccato originale: aver illuso i cittadini con una “rivoluzione culturale” per poi ripiegare sulla continuità amministrativa più piatta, deridendo per giunta in aula le firme di chi chiedeva il rispetto di quegli impegni.
Lunedì la prova del nove
Mentre il Consigliere del Gruppo Misto rimarrà fuori dall’aula, la città attende di capire cosa emergerà dal confronto di lunedì. I dirigenti comunali, l’architetto Giorgini e l’ingegnere Bongarzone, dovranno rispondere alle domande dei cittadini e dei comitati. Ma con i lavori in corso d’opera, il rischio paventato da Verdecchia è che il Consiglio Aperto si riduca a un’operazione di maquillage per un’opera che molti, ormai, considerano già nata vecchia.
“Terni meritava un’opera d’arte”, conclude Verdecchia, “riceverà l’ennesimo compromesso al ribasso”. Il dibattito resta aperto, ma la fiducia, quella sembra essere già crollata sotto i colpi dei primi picconi.
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