
Il portavoce di Forza Italia chiede al Guardasigilli di approfondire la vicenda giudiziaria dopo la sentenza relativa all’episodio avvenuto a Perugia
PERUGIA– Il deputato di Forza ItaliaRaffaele Neviha inviato una lettera al ministro della GiustiziaCarlo Nordioper esprimere la propria preoccupazione dopo la decisione del giudice relativa al caso del cittadino di origine africana accusato di aver urinato su un’autovettura dell’Arma dei Carabinieri, episodio che, secondo quanto riportato dalla stampa locale, sarebbe stato anche ripreso con un telefono cellulare.
La presa di posizione del parlamentare arriva all’indomani della notizia dell’assoluzione, riportata dagli organi di informazione, che ha suscitato un acceso dibattito politico.
Di seguito il testo integrale della lettera inviata dall’onorevole Raffaele Nevi al ministro della Giustizia.
Signor Ministro della Giustizia
On. Carlo Nordio
Signor Ministro,
nella mia qualità di parlamentare della Repubblica italiana, eletto alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale Umbria 01, sento il dovere di rivolgermi a Lei in merito al caso di cronaca avvenuto a Perugia, dove, nei giorni scorsi, un cittadino di origine africana ha volontariamente urinato sull’autovettura dei Carabinieri, filmando tale gesto con il chiaro intento di deridere e dileggiare le nostre Istituzioni e la nostra Nazione.
Ciò che mi rattrista maggiormente è che, in data odierna, gli organi di stampa hanno reso noto che il giudice ha ritenuto il fatto di lieve entità, disponendo l’assoluzione dell’imputato.
Ritengo di non poter rimanere indifferente dinanzi a tale notizia e, per quanto di competenza del mio ufficio parlamentare, desidero esprimerLe tutta la mia perplessità in merito a questa decisione. Le notizie che sempre più frequentemente giungono all’attenzione dell’opinione pubblica sembrano alimentare la percezione che vi siano persone convinte di poter giungere in Italia e agire impunemente, con conseguenze che generano nei cittadini un crescente senso di insicurezza e di sfiducia.
Io, come tanti altri, sono cresciuto in una famiglia che mi ha trasmesso il rispetto per coloro che indossano un’uniforme, poiché, pur essendo cittadini come tutti noi, nel momento in cui vestono quella divisa rappresentano lo Stato e ne incarnano l’autorità, la legalità e la tutela della sicurezza collettiva.
Provvedimenti come quello sopra richiamato rischiano di trasmettere un messaggio profondamente sbagliato, inducendo altri a ritenere che simili comportamenti possano rimanere privi di conseguenze. Per questo motivo, oltre a rivolgermi alla Sua autorevole attenzione, desidero esprimere la mia più sincera ammirazione e la mia piena solidarietà a tutti i servitori dello Stato e, in particolare, ai militari dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso i Nuclei Radiomobili e agli appartenenti alle Squadre Volanti della Polizia di Stato, che ogni giorno rappresentano il volto più immediato e concreto della presenza dello Stato sul territorio, intervenendo a tutela dei cittadini anche a rischio della propria vita.
Confidando in una Sua attenta verifica nell’approfondire la vicenda sotto il profilo delle valutazioni di competenza, Le porgo i miei più deferenti saluti.
On. Raffaele Nevi
La vicenda continua a far discutere sul piano politico e istituzionale. Da un lato la decisione dell’autorità giudiziaria, assunta nell’ambito della propria autonomia e sulla base delle valutazioni processuali, dall’altro la richiesta avanzata dal deputato umbro affinché il Ministero della Giustizia approfondisca il caso sotto i profili di competenza.
L’episodio riapre inoltre il confronto pubblico sul rapporto tra certezza della pena, tutela delle forze dell’ordine e percezione della sicurezza da parte dei cittadini, temi destinati a rimanere al centro del dibattito politico nazionale.
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