Intervista a Eleasa Notari
Romano Notari pittore della luce e del silenzio. Oggi, a un anno dalla nascita della Fondazione che porta il suo nome, la figlia Eleasa racconta a Umbriareport come si può trasformare un’eredità intima in un progetto pubblico capace di incidere sul territorio, senza tradirne l’essenza.
Ci sono artisti che cercano il mercato. E poi ci sono artisti che cercano sé stessi. L’opera di Romano Notari non è mai stata rumorosa, non ha inseguito correnti. Un lavoro che nasce da una dimensione raccolta, quasi meditativa, dove il segno non invade ma sussurra, dove il colore non esplode ma trattiene.
“Nell’arte ho sempre cercato il trascendentale e l’immanente. E la luce è tutto”, così diceva l’artista umbro.
“Romano Notari è uno dei maggiori protagonisti del secondo Novecento italiano: un artista che lavora su sogno, mistero e mito, trasformando l’intimità in immagine – così Francesco Gallo Mazzeo definisce l’artista fulginate – la sua Opera nasce, come egli stesso afferma, non dal cervello ma dall’anima: una ricerca costante della luce come energia interiore”.
Chi conosce la sua produzione sa che la forza di Notari sta proprio lì: in una tensione interna costante, in una ricerca che non ha bisogno di proclami. Un artista atipico nel panorama dell’arte moderna italiana, capace di costruire un linguaggio personale, appartato, e per questo difficile da incasellare.
È dentro questa complessità che si muove oggi la Fondazione Romano Notari, guidata dalla figlia Eleasa.
Essere figlia di Romano Notari e oggi presidente della Fondazione significa custodire un’eredità o reinterpretarla?
“Significa prima di tutto custodire un’eredità di valori, visione e impegno – racconta Eleasa Notari nella nostra intervista – non si tratta solo di conservare ciò che è stato fatto ma significa anche avere la responsabilità di reinterpretarlo alla luce del presente. Mio padre, Romano Notari, era una persona profondamente intima, quasi riservata nel suo modo di vivere e interpretare l’Arte. Il suo lavoro nasceva da una dimensione interiore molto forte e, secondo lui, non aveva bisogno di grande esposizione.
Ogni eredità vive davvero solo se sa evolversi. Oggi il contesto è diverso, sento che, accanto alla tutela dell’eredità, sia fondamentale dare priorità alla divulgazione e alla diffusione, aprire il più possibile il patrimonio della Fondazione, renderlo accessibile e condiviso. È un modo diverso di custodire, ma coerente con i suoi valori. Il mio compito infatti non è replicare, ma dare continuità con uno sguardo contemporaneo, mantenendo intatta l’identità e allo stesso tempo aprendola a nuove sensibilità, nuove generazioni e nuove sfide.”
Qual è oggi la priorità concreta della Fondazione: assistenza, cultura, formazione o sviluppo del territorio?
“La Fondazione ha meno di un anno di vita – spiega la presidente della Fondazione Notari – quindi, più che parlare di una sola priorità, parlerei di una direzione. Gli obiettivi sono diversi — formazione, cultura, sviluppo del territorio — ma il punto di partenza per noi è l’Umbria. Nel corso dei settant’anni di attività Romano Notari ha lavorato ed esposto soprattutto in altri luoghi, che hanno ampliato ed amplificato la sua Opera”.
La sua pittura non nasce per descrivere il mondo, ma per attraversarlo. La luce, nelle sue tele, non illumina: trasfigura. Non è effetto, è principio generativo. È il punto di equilibrio tra materia e spirito, tra visibile e invisibile.
Ed è proprio questa tensione che oggi viene rimessa al centro con “Alchimie e Virtù”, la mostra ospitata alla Biblioteca Giovanni Spadolini del Senato della Repubblica, nella sede di Palazzo della Minerva. Un luogo simbolico, che trasforma l’esposizione in un atto culturale e istituzionale insieme. L’iniziativa, promossa su impulso del senatore Antonio De Poli e curata dal critico e storico dell’arte Francesco Gallo Mazzeo, segna un passaggio decisivo nel percorso di valorizzazione dell’artista umbro.
Che ruolo può avere l’arte oggi nel raccontare e trasformare il territorio? La Fondazione vuole essere solo mecenate o anche attore culturale capace di incidere sul dibattito pubblico?
“Oggi l’arte non è soltanto racconto: è coinvolgimento, interesse, trasformazione sociale – spiega Eleasa Notari –. Ha la capacità di rendere visibile l’identità di un territorio, di generare consapevolezza e valore, e di far emergere la ricchezza, la vitalità e l’originalità dei luoghi e delle persone. In questo processo il ruolo delle istituzioni è fondamentale: hanno la responsabilità morale di sostenere e valorizzare il patrimonio storico e artistico, dando voce anche ai talenti che in questi territori si sono formati. La Fondazione punterà a costruire una solida base di valori condivisi attorno alla figura e all’opera di Romano Notari. Le nostre iniziative saranno pensate per diffondere il suo lavoro, raccontarne il significato e creare attenzione tra il pubblico, le istituzioni e gli appassionati d’arte – continua –. I progetti seguiranno criteri chiave: qualità artistica, impatto sociale, attrattività per il territorio e sostenibilità economica. L’obiettivo è costruire nel tempo visibilità, consapevolezza e un legame duraturo con la comunità.”
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