Energia, rotte commerciali e industria: la nuova crisi nel Golfo dimostra quanto l’Italia resti vulnerabile agli shock internazionali
Quando il Golfo Persico entra in tensione, l’economia globale si muove come un sistema nervoso scoperto. Petrolio, gas, rotte marittime, assicurazioni navali, logistica: ogni equilibrio si incrina e i mercati reagiscono quasi in tempo reale.
La nuova escalation tra Israele/USA e Iran non è quindi soltanto un episodio del lungo conflitto mediorientale. È il riaccendersi di uno degli scacchieri più delicati della geopolitica mondiale, dove si intrecciano gli interessi delle potenze regionali e quelli delle grandi potenze globali, a partire dagli Stati Uniti.
Washington mantiene da decenni una presenza militare e strategica nel Golfo proprio per garantire la sicurezza delle rotte energetiche e la stabilità del mercato petrolifero internazionale. La protezione dello stretto di Hormuz – attraverso cui passa una quota decisiva del petrolio mondiale – rappresenta uno degli elementi centrali di questo equilibrio.
È per questo che ogni crisi tra Israele e Iran non resta mai confinata alla dimensione regionale: diventa immediatamente una questione di sicurezza energetica globale.
Energia: il punto debole dell’Europa
Le prime reazioni dei mercati non si sono fatte attendere. Petrolio e gas hanno registrato rialzi, riaccendendo il timore di una nuova fase di volatilità energetica.
Per l’Europa – e per l’Italia in particolare – il tema è tutt’altro che marginale. Il continente resta infatti fortemente dipendente dalle importazioni di energia e quindi esposto alle tensioni geopolitiche che attraversano le principali aree produttive.
Negli ultimi anni, dopo la guerra in Ucraina, molti Paesi europei hanno cercato di diversificare le proprie fonti di approvvigionamento energetico. Anche l’Italia ha aumentato le forniture provenienti da Algeria, Azerbaijan e gas naturale liquefatto.
Tuttavia il problema strutturale non è stato risolto: l’energia continua a rappresentare uno dei principali fattori di vulnerabilità economica.
Il rischio per l’industria italiana
Il sistema produttivo italiano convive da tempo con costi energetici superiori rispetto a quelli di molti concorrenti europei e internazionali. Una differenza che pesa soprattutto nei settori energivori e nella manifattura.
Secondo il presidente di Confindustria Lombardia Giuseppe Pasini, la nuova crisi geopolitica potrebbe avere conseguenze rilevanti per il sistema produttivo.
«Nel contesto che da quattro anni vede le nostre imprese competere ad armi impari a causa dei sovraccosti energetici rispetto ai competitor europei ed extraeuropei, questa nuova fase di volatilità rischia di mettere rapidamente in difficoltà molte aziende. Gli aumenti dei costi energetici, oltretutto, non sembrano del tutto giustificati considerando che gli stock di gas in Europa sono intorno al 40%, con l’Italia al 48%. Non si può escludere che dietro questi rialzi possano emergere anche fenomeni speculativi».
Il timore è che i rincari su petrolio e gas possano neutralizzare in tempi brevi i benefici delle recenti misure energetiche adottate dal governo per sostenere famiglie e piccole e medie imprese.
Il Golfo, mercato strategico per la manifattura
Il Medio Oriente, tuttavia, non rappresenta soltanto una fonte energetica strategica. Negli ultimi decenni l’area del Golfo è diventata anche un mercato sempre più importante per la tecnologia industriale europea.
Per la Lombardia – cuore manifatturiero del Paese – il legame commerciale con i Paesi del Golfo è particolarmente significativo. Secondo un’elaborazione di Confindustria Lombardia su dati ISTAT Coeweb, nel 2024 l’interscambio con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait, Oman, Bahrein, Iraq, Iran e Yemen ha superato 7 miliardi di euro.
Le esportazioni lombarde hanno raggiunto oltre 6 miliardi di euro, mentre le importazioni si attestano intorno a 1 miliardo e 268 milioni.
Tra le filiere maggiormente coinvolte emergono innanzitutto i macchinari e gli apparecchi industriali, che da soli superano 2,1 miliardi di euro di esportazioni, confermando il ruolo centrale della meccanica lombarda nei rapporti commerciali con i Paesi del Golfo. Seguono il comparto chimico, che registra 604 milioni di export e 434 milioni di importazioni, e quello dei metalli e dei prodotti in metallo, con 855 milioni di esportazioni. Sul fronte opposto della bilancia commerciale si collocano invece i prodotti petroliferi raffinati, che rappresentano 465 milioni di euro di importazioni. In uno scenario di crescente instabilità geopolitica, questi flussi commerciali rischiano inevitabilmente di risentire sia dell’aumento dei costi energetici sia delle possibili tensioni che potrebbero colpire le catene logistiche internazionali.
Rotte marittime e supply chain
Un altro elemento critico riguarda il sistema dei trasporti globali. Il Golfo Persico rappresenta infatti uno dei principali corridoi energetici del pianeta.
Attraverso lo stretto di Hormuz transita circa un quinto del petrolio mondiale. Qualsiasi escalation militare potrebbe influenzare la sicurezza delle rotte marittime e far salire i costi assicurativi per il trasporto delle merci.
Per un paese esportatore come l’Italia, questo significa margini più compressi e supply chain più fragili.
La vera questione: la vulnerabilità energetica europea
La crisi tra Israele/USA e Iran ripropone quindi una questione strategica per l’Europa: la sicurezza energetica.
Negli ultimi anni Bruxelles ha puntato sulla transizione energetica e sulla diversificazione delle fonti. Tuttavia ogni nuova tensione internazionale dimostra quanto il sistema economico europeo resti esposto agli equilibri geopolitici globali.
Per l’Italia, grande potenza manifatturiera ma povera di risorse energetiche, la sfida resta evidente: garantire approvvigionamenti sicuri e prezzi dell’energia competitivi.
Perché ogni volta che il Golfo torna al centro della crisi internazionale, l’economia europea si scopre ancora una volta vulnerabile.
E la geopolitica, puntualmente, presenta il conto.
Scopri di più da UMBRIAreport
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.