Tra il muro contro muro tra Regione e Comune, il rischio ora è doppio: ritardi infiniti e perdita dei finanziamenti. Intanto i cittadini continuano ad attendere una struttura sanitaria moderna mentre la politica trasforma il dossier ospedale in un campo di battaglia permanente.
TERNI – Un anno fa il Consiglio Comunale Aperto sul nuovo ospedale sembrava rappresentare l’inizio di una fase decisiva per la sanità ternana. Dodici mesi dopo, invece, il progetto appare ancora impantanato in uno scontro politico e istituzionale che rischia di produrre un danno enorme per l’intera Umbria del sud.
La sensazione sempre più diffusa è che il nuovo ospedale sia diventato il simbolo di una politica incapace di trovare una sintesi persino davanti ad un’emergenza strategica come quella sanitaria. Da una parte il sindaco Stefano Bandecchi continua a spingere per una soluzione accelerata, fondata sul Partenariato Pubblico Privato e sul ruolo del Comune come stazione appaltante, nel tentativo di chiudere rapidamente l’accordo di programma. Dall’altra la presidente della Regione Stefania Proietti mantiene una linea rigidamente ancorata all’iter tecnico-amministrativo del Docfap, il Documento di fattibilità delle alternative progettuali.
Il risultato è una paralisi totale. E mentre le istituzioni si combattono a colpi di dichiarazioni, scadenze e conferenze stampa, il tempo continua a scorrere contro il territorio.
La questione più delicata riguarda proprio la sostenibilità economica e tecnica delle aree individuate. I dati emersi dagli studi preliminari delineano infatti uno scenario molto chiaro: l’ipotesi di mantenere la nuova struttura nell’area di Colle Obito appare la più onerosa e complessa. I costi stimati arriverebbero fino a circa 770 milioni di euro, con tempi di realizzazione che potrebbero sfiorare i nove anni, complici le criticità geomorfologiche e i forti dislivelli dell’area.
Scenario molto diverso, invece, per le ipotesi alternative di Maratta o Campitello. Aree pianeggianti, più facilmente cantierabili, che consentirebbero una riduzione significativa dei costi – stimati tra i 600 e i 630 milioni – e soprattutto tempi di consegna più rapidi, anticipando di circa due anni la realizzazione dell’opera.
Ed è proprio qui che il confronto politico mostra tutte le sue contraddizioni. Perché mentre si continua a parlare di procedure, modelli amministrativi e competenze istituzionali, il nodo reale sembra essere diventato un altro: chi guiderà politicamente il progetto e chi ne raccoglierà il consenso.
Nel frattempo, però, iniziano ad arrivare segnali che dovrebbero preoccupare l’intera classe dirigente regionale. Il caso dell’ospedale di Narni rappresenta un precedente pesantissimo. L’assessore regionale Francesco De Rebotti ha infatti comunicato che l’INAIL ha bocciato il finanziamento previsto poiché l’area indicata “non è cantierabile”. Una vicenda che rischia di trasformarsi in un vero campanello d’allarme anche per Terni.
Perché il punto centrale è ormai evidente: senza una scelta rapida e condivisa, l’Umbria rischia concretamente di perdere i finanziamenti nazionali destinati alla sanità. È questo il senso dell’intervento dell’Onorevole Raffaele Nevi, che propone di valutare seriamente il finanziamento integralmente pubblico tramite INAIL. Il messaggio politico è chiaro: i fondi non resteranno congelati all’infinito. Se entro la fine del 2026 non emergerà un progetto realmente cantierabile, le risorse potrebbero essere dirottate verso altri territori italiani pronti a partire.
Ed è forse questo il vero dato politico della vicenda. Non siamo più soltanto davanti ad uno scontro tra personalità forti o a divergenze tecniche tra Comune e Regione. Siamo davanti al rischio concreto che l’Umbria del sud perda l’occasione più importante degli ultimi decenni sul piano sanitario e infrastrutturale.
La sanità, però, non può essere gestita come una campagna elettorale permanente. I cittadini non chiedono guerre di posizione, ma certezze. Chiedono tempi chiari, numeri trasparenti e una visione concreta. Perché mentre la politica litiga, gli ospedali invecchiano, i servizi si indeboliscono e il territorio continua lentamente a perdere competitività sanitaria.
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