Al Festival Internazionale per la Parità di Genere una giornata dedicata a impresa, sostenibilità e cultura dell’inclusione. Dalla Camera di Commercio dell’Umbria al mondo accademico e imprenditoriale, emerge una nuova idea di competitività: creare valore economico facendo crescere anche il territorio e le persone.
A Perugia la parità di genere diventa terreno concreto di confronto tra economia, cultura e trasformazione sociale. È questo il senso del Festival Internazionale per la Parità di Genere, in programma dal 4 al 9 maggio, che con oltre sessanta eventi e più di duecento speaker ha trasformato la città in un laboratorio diffuso di idee, esperienze e nuovi modelli culturali.
Un Festival costruito volutamente con un approccio “per” la parità e non semplicemente “contro” le discriminazioni. Un dettaglio lessicale che racconta bene la filosofia della manifestazione: non limitarsi alla denuncia, ma provare a costruire strumenti, relazioni e visioni capaci di incidere davvero sul tessuto sociale ed economico.
Tra gli appuntamenti più significativi della giornata del 7 maggio, grande attenzione ha suscitato il panel dedicato alle società benefit, modello imprenditoriale che negli ultimi anni sta crescendo anche in Italia e che prova a ridefinire il ruolo dell’impresa nella società contemporanea.
L’incontro “Società benefit: caratteristiche, requisiti e vantaggi” ha riunito rappresentanti istituzionali, accademici e manager impegnati sui temi della sostenibilità e dell’impatto sociale. Presenti Marilina Labia, Dirigente Si.Camera e rappresentante del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Laura Morleni, funzionaria della Casa del Made in Italy di Perugia, Andrea Bellucci, componente del Comitato Scientifico di Assobenefit, Jacopo Orlando di Aboca, Marta Pasqualini, direttore generale della Fondazione Valtiberina, Serafino Pitingaro analista InfoCamere, che ha illustrato dati e trend occupazionali legati all’evoluzione delle società benefit.
A moderare il confronto è stata Giuliana Piandoro, vicesegretario generale della Camera di Commercio Umbria, che nel suo intervento ha sottolineato come il tema della parità sia ormai parte integrante della qualità stessa dell’impresa.
“Nelle società benefit la parità di genere è uno degli asset che costituiscono proprio il fatto che l’impresa faccia bene al territorio. E lo fa includendo e garantendo parità di genere a tutto il personale”, ha spiegato Piandoro.
Una riflessione che va oltre il semplice tema delle quote o delle politiche interne aziendali. Il messaggio emerso dal panel è infatti molto più ampio: oggi la competitività delle imprese si misura sempre più anche sulla capacità di costruire ambienti inclusivi, attrarre competenze, generare benessere organizzativo e produrre valore sociale oltre che economico.
Non è casuale che questo dibattito trovi spazio proprio dentro un Festival dedicato alla parità di genere. Inclusione, welfare aziendale, sostenibilità, qualità del lavoro e valorizzazione delle competenze femminili fanno ormai parte dello stesso ecosistema culturale ed economico.
Il rischio, naturalmente, è che sostenibilità e inclusione diventino soltanto formule comunicative o strumenti reputazionali. Ed è qui che il confronto tra istituzioni, università e imprese assume un valore decisivo: evitare che il linguaggio dell’etica venga svuotato di contenuti reali.
In questo senso, l’intervento di Serafino Pitingaro sui trend occupazionali delle società benefit ha rappresentato uno dei passaggi più concreti della giornata, riportando il dibattito sul terreno della capacità di questi modelli di produrre nuova occupazione qualificata e innovazione sociale.
Dopo il convegno è stata la volta della performance di teatro d’impresa “Le voci di fuori. Parole per nuovi sguardi”, curata da Giulia Cailotto e realizzata in collaborazione con il Comitato Imprenditoria Femminile della Camera di Commercio dell’Umbria.
Una rappresentazione costruita attorno agli stereotipi e ai pregiudizi che ancora oggi attraversano la società, il lavoro e le relazioni quotidiane. Frasi apparentemente innocue, modelli culturali tramandati inconsapevolmente e atteggiamenti radicati nel linguaggio comune sono diventati materia scenica per mostrare quanto il percorso verso una reale parità sia ancora incompleto.
La conclusione della performance ha assunto un significato fortemente simbolico. Il richiamo al diritto di voto conquistato dalle donne italiane ha ricordato come libertà e partecipazione siano state conquiste lente e mai definitive. E il riferimento a Tina Anselmi — partigiana, prima donna ministro della Repubblica e figura centrale della democrazia italiana — ha riportato il pubblico alla responsabilità collettiva di non considerare irreversibili i diritti acquisiti.
Il Festival Internazionale per la Parità di Genere sembra voler lanciare proprio questo messaggio: la parità non è un tema separato dalla crescita economica o dall’innovazione, ma un indicatore della maturità culturale e democratica di un territorio.
Perché una società che continua a convivere con stereotipi e pregiudizi non limita soltanto le donne. Limita sé stessa, la propria capacità di evolversi e persino la propria competitività futura.
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Direttore responsabile di UMBRIAreport.