
La 22ª edizione di BonTon Business a Terni. Il progetto, nato nel novembre 2024, ha coinvolto nel tempo circa 150 tra imprenditori, professionisti e operatori locali con l’obiettivo di creare una rete stabile di competenze e collaborazioni.
Alla 22ª edizione del format ideato da Gianluca Gambini circa trenta imprenditori e professionisti si sono confrontati su competenze, opportunità e nuove collaborazioni. Dal novembre 2024 la community ha coinvolto circa 150 persone: un’esperienza che prova a trasformare il networking in uno strumento concreto di sviluppo locale.
Trenta voci, trenta esperienze professionali, un obiettivo comune: non subire l’incertezza economica, ma provare a trasformarla in nuove opportunità attraverso relazioni, competenze e collaborazione.
A piazza Valnerina, a Terni, i tavoli delBonTonhanno ospitato la 22ª edizione diBonTon Business, il format ideato daGianluca Gambiniche, dalla prima serata del novembre 2024, ha progressivamente costruito una community che oggi conta circa150 tra imprenditori, professionisti e operatori del territorio.
Numeri che raccontano soltanto una parte del fenomeno. L’aspetto più interessante è infatti il metodo: mettere nella stessa stanza persone provenienti da settori differenti, farle conoscere, permettere loro di raccontare ciò che fanno e soprattutto ciò di cui hanno bisogno.
Una formula apparentemente semplice, ma tutt’altro che scontata in un sistema economico come quello italiano, caratterizzato da una fortissima presenza di piccole e medie imprese e nel quale la capacità di costruire relazioni può fare la differenza tra isolamento e crescita.
Fare rete non significa scambiarsi un biglietto da visita
In una fase segnata da costi crescenti, trasformazione digitale, difficoltà di accesso al credito, nuove competenze da acquisire e mercati sempre più competitivi, l’impresa che rimane chiusa dentro i propri confini rischia inevitabilmente di essere più fragile.
È qui che il concetto di “fare rete” acquista un significato diverso dal tradizionale networking.
Non basta scambiarsi un biglietto da visita o aggiungere un nuovo contatto alla rubrica. Una rete funziona quando producefiducia, informazioni, collaborazioni, clienti, fornitori, competenze e progetti condivisi.
Ed è precisamente su questo terreno che BonTon Business sta cercando di costruire il proprio spazio a Terni.
Durante la serata si sono incrociate professionalità molto diverse: sviluppo web e cybersecurity, finanza agevolata e formazione, comunicazione e marketing, lingue, arte, benessere e nuove tecnologie. Ciascuno ha avuto la possibilità di presentare il proprio lavoro, ma anche di comprendere ciò che gli altri potevano offrire.
Da qui possono nascere collaborazioni spontanee, partnership professionali e nuove opportunità commerciali.
La rete come infrastruttura economica
C’è poi un aspetto che riguarda direttamente il territorio.
Quando un’impresa locale cresce, l’effetto raramente rimane confinato all’interno della sua sede. Può generare occupazione, acquistare servizi da altre aziende, affidarsi a professionisti del posto, creare indotto e contribuire alla vitalità economica della città.
Per questo una rete professionale, quando riesce realmente a funzionare, può diventare unapiccola infrastruttura immateriale dello sviluppo locale.
Non è un concetto nuovo. La storia dei distretti industriali italiani si è costruita anche sulla capacità di piccole e medie imprese, artigiani, fornitori e aziende più strutturate di specializzarsi e contemporaneamente collaborare.
Anche Terni conosce bene il valore delle connessioni tra grande industria, piccola impresa, artigianato, servizi e professionalità. Naturalmente il contesto economico di oggi è profondamente diverso da quello del secondo dopoguerra, ma resta valida una lezione:un territorio economicamente frammentato è più vulnerabile di un territorio capace di mettere in relazione le proprie competenze.
Ed è forse questo il punto più interessante dell’esperienza BonTon Business.
Dalla cena alla community
Il progetto, infatti, non termina quando si sparecchiano i tavoli.
Le relazioni avviate durante gli incontri continuano attraverso una chat WhatsApp e il portale dedicatoBonTon Business, pensato come punto di collegamento tra aziende e professionisti della community.
La sfida vera comincia proprio qui: trasformare la conoscenza personale in collaborazione e la collaborazione in progetti misurabili.
Perché il valore di una rete non si conta soltanto nel numero delle persone che vi partecipano, ma nelle connessioni che riesce effettivamente a generare.
Terni ha bisogno di luoghi in cui incontrarsi
C’è infine una considerazione che va oltre BonTon Business.
Una città che vuole tornare a crescere ha bisogno anche diluoghi di contaminazione: spazi nei quali l’imprenditore possa incontrare il professionista digitale, l’artigiano confrontarsi con chi si occupa di comunicazione, una giovane impresa conoscere chi lavora nella finanza agevolata o nella formazione.
Non necessariamente grandi convegni o tavoli istituzionali. Talvolta le collaborazioni più interessanti cominciano davanti a un piatto e a un bicchiere di vino, purché dietro la convivialità esista un progetto.
La 22ª edizione di BonTon Business racconta proprio questo:Terni possiede ancora competenze, professionalità e voglia di intraprendere. Il problema, spesso, è farle incontrare.
Gambini ha provato a costruire un luogo nel quale questo incontro possa avvenire con continuità.
Ora la sfida è fare il passo successivo: trasformare una community che cresce in una rete capace di produrre collaborazioni, opportunità economiche e valore per la città.
Perché, soprattutto nei momenti difficili, isolati si resiste.Insieme si può crescere.
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