
Il Comitato esecutivo dell’Accordo di Programma conferma l’avanzamento degli investimenti del gruppo Arvedi. Governo e Regione cercano una soluzione strutturale sui costi energetici, mentre la Fim-Cisl avverte: senza stabilità dell’energia è a rischio anche quella occupazionale.
TERNI – L’acciaio continua a rappresentare uno degli snodi fondamentali dell’economia ternana e umbra. Dal tavolo ministeriale dedicato ad Acciai Speciali Terni arrivano segnali positivi sul fronte degli investimenti e del rispetto del cronoprogramma, ma resta aperta la questione più delicata:il costo dell’energia.
Ed è proprio su questo terreno che si giocherà una parte decisiva del futuro dello stabilimento. Perché i 557 milioni di euro previsti dall’Accordo di Programma possono trasformare AST in uno dei poli più avanzati della siderurgia europea, ma senza forniture energetiche competitive e stabili il rischio è che la transizione industriale perda forza prima ancora di essere completata.
Il vertice al Mimit e i 557 milioni di investimenti
Lunedì 28 settembre si è riunito a Roma, presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il primo Comitato esecutivo dei sottoscrittori dell’Accordo di Programma per AST, firmato nel giugno 2025.
Sul tavolo, lo stato di avanzamento del piano industriale e occupazionale, i volumi produttivi, gli investimenti e soprattutto la competitività dello stabilimento. L’Accordo prevede557 milioni di euro di investimenti entro il 2028, destinati all’efficientamento e all’ammodernamento degli impianti, al rafforzamento della produzione di acciaio inox, allo sviluppo dell’acciaio elettrico e agli interventi di sostenibilità ambientale.
Il ministro Adolfo Urso ha rivendicato il rispetto degli impegni assunti dal Governo, ricordando l’attivazione dei Contratti di sviluppo e il percorso della nuova normativa nazionale sui rottami ferrosi, già presentata a Bruxelles e ora all’esame delle istituzioni europee. Il monitoraggio sull’attuazione del piano proseguirà nei prossimi mesi.
Del resto, già nell’Accordo firmato l’11 giugno 2025 il gruppo Arvedi aveva assunto l’impegno al mantenimento degli attuali livelli occupazionali, prevedendo anche possibili incrementi futuri e percorsi di formazione e riqualificazione professionale.
Energia, il problema che può condizionare tutto
Il punto più complesso resta però quello energetico. Ed è significativo che lo stesso ministro Urso abbia riconosciuto la necessità di un ulteriore approfondimento tecnico con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e con la Regione Umbria.
L’obiettivo è individuare una soluzione che sia sostenibile per l’impresa e per il territorio, ma allo stesso tempo compatibile con le regole europee. Il ministro ha parlato della necessità di una vera «azione di sistema» anche in sede comunitaria.
Tradotto:la soluzione strutturale sul costo dell’energia non è ancora definita.
E questo è il vero nodo da sciogliere. Uno stabilimento siderurgico energivoro come quello ternano non può programmare investimenti, produzioni e occupazione su un orizzonte pluriennale se il prezzo dell’energia resta esposto a oscillazioni tali da compromettere la competitività rispetto ai concorrenti europei ed extraeuropei.
La transizione verde non può essere soltanto un obiettivo ambientale: deve essere anche economicamente sostenibile. Altrimenti il rischio è che i costi della decarbonizzazione finiscano per indebolire proprio quelle industrie che dovrebbero essere protagoniste della nuova politica industriale europea.
La Fim-Cisl: «Senza stabilità dei costi è a rischio l’occupazione»
A richiamare con forza l’attenzione su questo punto è stata la Fim-Cisl.
Il segretario nazionale Valerio D’Alò e il segretario generale della Fim-Cisl Umbria Simone Liti hanno espresso un giudizio positivo sul rispetto degli impegni industriali e ambientali da parte dell’azienda, sottolineando però che la questione energetica non può più essere rinviata.
Secondo il sindacato, il costo dell’energia deve essere non soltanto competitivo, ma soprattutto stabile nel tempo. In assenza di questa condizione, si indeboliscono la stabilità occupazionale, la qualità del lavoro e la tenuta complessiva del sistema industriale.
La Fim-Cisl ha inoltre chiesto a Regione e Comune di trasformare rapidamente gli impegni assunti in provvedimenti concreti, indicando come scadenza significativa la fine dell’anno per la legge regionale promessa sulle misure connesse all’energia.
La carta dell’idroelettrico
È proprio qui che entra in gioco la Regione Umbria.
Dopo il tavolo ministeriale, Palazzo Donini ha confermato l’apertura di un confronto tecnico sul disegno di legge regionale relativo alle grandi derivazioni idroelettriche. L’idea è utilizzare anche le risorse energetiche del territorio per costruire condizioni più favorevoli alle imprese energivore, AST in testa.
La questione dell’idroelettrico era già contenuta nell’Accordo di Programma del 2025, che affidava alla Regione il compito di favorire l’approvvigionamento da fonti rinnovabili attraverso il sistema delle grandi derivazioni, coinvolgendo direttamente i grandi consumatori industriali.
Se questo meccanismo riuscirà a tradursi realmente in energia a prezzi più prevedibili e competitivi, potrebbe diventare uno dei tasselli fondamentali per garantire stabilità al piano Arvedi.
Investimenti e occupazione: adesso servono certezze
Il dato positivo resta evidente:il piano industriale non è fermo e gli investimenti stanno procedendo. Il gruppo Arvedi ha mantenuto finora gli impegni indicati anche sul fronte occupazionale e ambientale, come riconosciuto dalla stessa Fim-Cisl.
Ma proprio per questo la fase che si apre ora è forse ancora più delicata.
L’Accordo di Programma ha costruito la cornice. Gli investimenti hanno dato sostanza al progetto. Ora occorre creare le condizioni economiche che consentano allo stabilimento di competere.
Per Terni la questione supera infatti i confini della fabbrica. AST significa occupazione diretta, indotto, imprese, servizi, redditi familiari e capacità produttiva di un intero territorio. E significa anche mantenere in Italia una produzione strategica come quella dell’acciaio inox e degli acciai speciali.
La scommessa sull’“acciaio verde” può diventare una grande occasione industriale, ma soltanto se la decarbonizzazione sarà accompagnata da una vera politica energetica.
I557 milioni di eurorappresentano una base concreta. Adesso, però, la partita decisiva si gioca sul prezzo dell’energia.
Ed è su questo che Terni aspetta le prossime risposte.
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