
Il sito siderurgico AST di Terni. Il costo dell’energia torna al centro del confronto sul futuro industriale e occupazionale della città.
L’allarme del Gruppo Arvedi sui costi energetici riporta al centro il futuro delle Acciaierie. Tra Accordo di Programma, Energy Release e nodo idroelettrico, la città non ha bisogno di uno scontro tra Roma e Perugia ma di una strategia comune. Il Comune assuma la regia di un patto istituzionale e industriale: senza AST è Terni stessa a diventare più fragile.
Ci sono momenti nella storia di una città in cui la politica ha il dovere morale di deporre le armi della polemica quotidiana per assumere la postura dell’autentico servizio istituzionale. Le dichiarazioni di questi giorni del Gruppo Arvedi, che hanno sollevato con forza il tema dell’insostenibilità dei costi energetici per le Acciaierie Speciali Terni, delineano proprio uno di questi momenti.
La prospettiva, pur se evocata all’interno di una complessa dialettica negoziale, di un ridimensionamento occupazionale deve imporre a tutti noi un rigoroso e lucido pragmatismo. Non serve, oggi, avviare un processo alle intenzioni o perdersi nel rimpallo delle responsabilità tra chi governa a Roma e chi amministra la Regione Umbria a Perugia. Sappiamo bene quanto sia intricato il dossier.
L’Accordo di Programma del 2025 è uno strumento prezioso e ambizioso, che prevede 560 milioni di euro di investimenti (di cui 300 per la transizione green), ma è attualmente incagliato.
La nostra siderurgia si trova oggi stretta in una morsa letale: da un lato subisce la concorrenza sleale e il dumping aggressivo dell’acciaio asiatico, con Paesi come Cina e India che inondano i mercati a prezzi stracciati; dall’altro, le contromisure europee (come il meccanismo CBAM) e le rigidità sugli aiuti di Stato dilatano i tempi di misure vitali come il credito d’imposta per il rottame. Se a questa tempesta perfetta aggiungiamo il differenziale del costo dell’energia rispetto ai nostri competitori europei, si comprende come la capacità operativa delle nostre imprese venga definitivamente strangolata.
Tutto questo richiede statisti, non tifoserie. Le recenti dichiarazioni del deputato ternanoRaffaele Nevioffrono, in tal senso, una preziosa base di verità oggettiva da cui partire. Ricordando le recenti turbolenze geopolitiche globali, dalla Russia alla crisi di Hormuz, l’esponente di maggioranza ha rivendicato le misure governative messe in campo (come l’Energy Release), ammettendo però molto lucidamente che il bilancio pubblico ha dei limiti strutturali invalicabili che nessuno può sognarsi di superare.
È un’analisi realista che va colta nella sua essenza istituzionale: se le casse dello Stato non possono sussidiare all’infinito la nostra siderurgia, pena il tracollo del bilancio pubblico, la soluzione non può essere l’assistenzialismo centrale, ma deve essere radicata e ricercata nel nostro stesso territorio.
Il richiamo storico alla Centrale Idroelettrica di Galleto, in questa precisa cornice, non rappresenta dunque una mera rivendicazione campanilistica, ma l’unica, seria opzione di politica industriale sostenibile. Quel sistema, nato negli anni ’20 per alimentare la grande industria umbra, può e deve rappresentare oggi, nelle forme giuridicamente compatibili e con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti, la chiave di volta per garantire al sito di viale Brin un’energia a costi calmierati, svincolandosi dalle logiche speculative.
È un obiettivo di vitale importanza che non può essere demandato unicamente agli sforzi della Regione o lasciato alla sola iniziativa governativa, ma deve vedere la Città di Terni protagonista assoluta. Per questo motivo, l’invito che emerge da più parti è che il Comune di Terni debba oggi più che mai assumere un ruolo unificante, raccogliendo anche l’appello dei sindacati (da Fim, Fiom e Uilm fino all’Ugl) per l’apertura di un tavolo permanente.
I recenti passi avanti compiuti dall’Amministrazione per sbloccare opere infrastrutturali che modernizzeranno l’assetto urbano, dallo stadio ai servizi sanitari, sono indubbiamente positivi; tuttavia, lo sviluppo della nostra polis si regge storicamente e matematicamente sull’economia reale prodotta da AST. Senza quel polmone industriale e le migliaia di buste paga dirette e indirette che garantisce, il futuro stesso del nostro territorio ne risulterebbe drammaticamente depauperato.
In questa direzione va letta l’interrogazione urgente presentata in queste ore in Consiglio Comunale. Un’iniziativa dallo spirito profondamente costruttivo, che chiede al Sindaco e alla Giunta di stringere un patto di legislatura e di territorio. L’obiettivo dell’atto è spingere il Comune a farsi promotore della convocazione immediata del Comitato Esecutivo del Mimit, andando a Roma non con lo spirito di chi vuole addossare colpe, ma con l’autorevolezza di una città unita che esige il rispetto di patti sottoscritti a tutela dell’occupazione e della transizione ecologica.
Il futuro delle Acciaierie non è una partita di parte, è la nostra identità. E l’identità si difende tutti insieme, con la saggezza, la competenza e il coraggio che i ternani si aspettano dalla loro classe dirigente.
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