Dietro le dimissioni del Direttore Regionale Gianluca Paggi si scontrano due narrazioni opposte: risultati rivendicati e tensioni interne denunciate. Ma la domanda vera è una sola: la governance dell’Umbria funziona o si sta incrinando?
C’è sempre una versione ufficiale e poi c’è la realtà che filtra tra le righe. Le dimissioni di Gianluca Paggi, super direttore regionale Ambiente e Pnrr, vengono archiviate come una scelta personale, quasi fisiologica. Motivi familiari, riflessioni, decisione maturata nel tempo. Fine.
Solo che non torna. Perché quando un direttore strategico della Regione Umbria lascia, nel pieno di una stagione che viene raccontata come “di svolta”, non siamo davanti a una vicenda privata. Siamo davanti a un segnale politico e amministrativo.
E i segnali, in politica, non sono mai neutri. Da una parte c’è l’Assessore Thomas De Luca che difende un anno di risultati: ambiente, rifiuti, AST, Trasimeno, energia. Un racconto lineare, quasi impeccabile. Tutto funziona, tutto procede.
Dall’altra c’è l’opposizione che parla apertamente di macchina regionale “immobile e inconcludente”, di tensioni interne, di rapporti difficili tra politica e struttura tecnica.
Due versioni incompatibili. E quando accade questo, il punto non è chi ha ragione. Il punto è che il sistema non è più leggibile.
Cosa dobbiamo davvero indagare
Non fermiamoci alla superficie. Qui le domande sono molto più scomode:
1. Chi governa davvero la macchina regionale?
Le accuse di accentramento intorno alla presidente Stefania Proietti non sono un dettaglio politico. Se la governance diventa verticale, il rischio è uno solo: i dirigenti eseguono, ma non decidono. E quando non decidi, prima o poi te ne vai.
2. Il rapporto tra politica e tecnici è saltato?
Una Regione funziona solo se c’è equilibrio tra indirizzo politico e autonomia amministrativa. Se i tecnici si sentono compressi, o peggio esposti, il sistema si inceppa.
3. I risultati raccontati sono solidi o solo comunicazione?
Riduzione dei rifiuti, investimenti AST, gestione acqua: sono numeri veri, ma vanno letti nel tempo. Il dubbio è semplice: siamo davanti a riforme strutturali o a operazioni di breve respiro ben raccontate?
4. Esiste un problema di stabilità interna?
Quando l’opposizione parla di “clima fragile” e “tensioni organizzative”, non sta solo facendo polemica. Sta intercettando un rumore di fondo che, evidentemente, qualcuno dentro la macchina sente.
Il punto politico vero
La difesa di De Luca è dura: parla di “strumentalizzazione” e attacca la destra. È legittimo. Ma quando una vicenda amministrativa diventa immediatamente uno scontro ideologico, c’è un problema. Perché vuol dire che non si riesce più a distinguere tra gestione e propaganda.
E questo, per una Regione, è pericoloso. Le dimissioni di Paggi non sono il problema. Sono il sintomo.
Il problema è capire se l’Umbria sta costruendo una macchina pubblica solida, capace di reggere nel tempo, oppure se sta vivendo una fase in cui la politica corre più veloce della struttura.
Perché quando succede questo, all’inizio sembra efficienza. Poi diventa instabilità. E alla fine si paga.
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