Dal 9 al 12 aprile torna il TIC Festival con il tema #Ascolta e il coinvolgimento diretto della RAI. Non è solo un evento: è il tentativo concreto di trasformare Terni in un hub nazionale della creator economy.
TERNI – Qui bisogna dirlo chiaramente: il TIC Festival non è più un esperimento. È diventato un progetto strutturato che sta cercando di ridefinire il ruolo di Terni dentro un ecosistema – quello digitale – che vale miliardi e influenza cultura, politica e consumi.
Dal 9 al 12 aprile torna la quarta edizione del Terni Influencer & Creator Festival (qui il programma completo) organizzato da Umbria for the Future ETS, e il salto di qualità è evidente già da un dettaglio: la presenza rafforzata della RAI. Dopo la media partnership con RaiNews.it, nel 2026 entra in gioco anche RAI Radio2 come radio ufficiale. Tradotto: visibilità nazionale vera, non dichiarata.
Il tema: ascoltare in un mondo che urla
La parola scelta per questa edizione è #ascolta. Sembra semplice, ma non lo è affatto.
Nel pieno di un ecosistema dominato da algoritmi, polarizzazione e contenuti veloci, parlare di ascolto è quasi un atto politico. Significa rimettere al centro il rapporto tra creator e pubblico, ma anche tra digitale e responsabilità.
Il messaggio è rafforzato dalla locandina firmata da Giacomo Bevilacqua, creatore di A Panda Piace: una scelta che non è estetica, è strategica. Cultura pop, linguaggio accessibile, impatto immediato.
Non solo creator: qui si costruisce un sistema
Il TIC continua a lavorare su temi che nelle edizioni precedenti hanno già tracciato una linea chiara: inclusività, contrasto all’odio, sostenibilità, benessere psicologico.
Ma il punto vero è un altro: mettere insieme mondi diversi.
Sul palco tornano nomi come Vera Gheno, insieme a creator, divulgatori e progetti come FantaSanremo. Non è intrattenimento puro: è contaminazione tra linguaggi.
E oggi, chi governa queste contaminazioni governa il racconto.
Un modello raro: gratuito ma sostenuto
C’è poi un dato che molti sottovalutano: il festival resta gratuito. Questo è possibile grazie al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni e a una rete ampia di partner istituzionali, dal Parlamento europeo al Ministero della Cultura, fino alla Regione Umbria e al Comune di Terni.
Ma attenzione: gratuità non significa leggerezza. Significa accesso. E quindi impatto.
Il punto politico (che nessuno dice)
Il TIC Festival sta facendo, nei fatti, quello che spesso le istituzioni non riescono a fare: costruire una piattaforma credibile che unisce territorio, cultura e digitale.
E qui arriva la domanda vera: Terni vuole davvero giocare questa partita oppure continuerà a vivere eventi di qualità senza trasformarli in strategia?
Perché un festival così non è solo una vetrina. È un’infrastruttura culturale. E le infrastrutture, o le governi… o le perdi.
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