Verdecchia sfida Ferranti: “La politica non può ridursi a un teatrino di vanità personali”
A Palazzo Spada non si consuma soltanto una disputa interna a Forza Italia. Dietro il durissimo botta e risposta tra Francesco Ferranti e Guido Verdecchia emerge qualcosa di più profondo: un percorso di riassetto politico dell’area moderata ternana, oggi attraversata da una evidente ricerca di nuovo slancio e operatività, al netto delle recenti sospensioni e degli incarichi fiduciari.
Tutto nasce dal ritorno politico di Guido Verdecchia in Forza Italia. Un’operazione che, nelle intenzioni dei vertici azzurri, rappresenta un tassello centrale per il rafforzamento del fronte moderato locale e che ha inevitabilmente acceso un momento di forte chiarimento all’interno delle dinamiche consiliari.
La scintilla è stata la nota diffusa da Francesco Maria Ferranti, capogruppo azzurro a Palazzo Spada e attualmente sospeso dal partito, che ha commentato la richiesta di adesione di Verdecchia al gruppo consiliare di Forza Italia con toni formalmente istituzionali ma politicamente molto chiari.
Ferranti ha parlato infatti della necessità di verificare “la compatibilità” dell’ingresso del consigliere con “le linee di indirizzo politico portate avanti dal gruppo di Forza Italia nelle ultime sei consiliature”, rivendicando inoltre il proprio ruolo di “unico eletto dal popolo” che si riconosce nei valori moderati e liberali ereditati da Silvio Berlusconi.
Una posizione che, dietro il linguaggio quasi notarile, lascia emergere una precisa volontà politica: mantenere il controllo esclusivo del simbolo azzurro dentro Palazzo Spada.
Ma è stata soprattutto la replica di Guido Verdecchia a cambiare radicalmente il livello del confronto.
Con una nota dai toni durissimi, il consigliere ha trasformato una disputa interna in un attacco politico frontale, mettendo in discussione non soltanto la posizione di Ferranti, ma il suo stesso modo di interpretare la politica.
“Esiste una distanza abissale tra chi scambia il mandato elettorale per uno specchio in cui ammirare il proprio riflesso e chi invece lo vive come un dovere civico rigoroso”, scrive Verdecchia.
Il passaggio più pesante riguarda però il ruolo di Ferranti in Provincia. Verdecchia accusa apertamente il capogruppo forzista di incoerenza politica, ricordando come abbia accettato un incarico fiduciario da quello stesso Stefano Bandecchi “a cui, a giorni alterni, dice di fare opposizione in Comune”.
Da lì il colpo politico più duro: “Barattare la coerenza del proprio partito fino a farsi sospendere, per poi ergersi a inflessibile guardiano dei confini consiliari, è un esercizio di schizofrenia istituzionale che si commenta da solo”.
Un’accusa molto netta, che fotografa perfettamente un nodo politico da sciogliere all’interno del partito.
Dietro le parole di Verdecchia, però, si legge anche una precisa costruzione politica. Da una parte viene descritto un modello fondato sulla gestione delle appartenenze, degli equilibri interni e delle posizioni personali; dall’altra il consigliere prova invece a proporsi come interprete di una destra moderata più attiva sul territorio, più concreta, pronta a fare squadra per incidere sui problemi reali della città.
Non è casuale che nella sua nota compaiano continui riferimenti all’isolamento infrastrutturale di Terni, alla crisi economica, alle difficoltà del tessuto imprenditoriale e ai collegamenti.
Una critica che mira a unire l’opposizione, spronando la politica cittadina a non consumarsi in tatticismi o guerre di posizione mentre la città, sotto l’attuale amministrazione, perde peso e centralità.
Ma il dato politicamente più rilevante è forse un altro.
L’investitura di Verdecchia dentro Forza Italia non è soltanto locale. È già stata sancita ai massimi livelli nazionali del partito, da Antonio Tajani a Raffaele Nevi. Un elemento che rende ancora più fragile la posizione politica di Ferranti.
Non a caso, appena pochi giorni fa, la segreteria regionale, provinciale e comunale di Forza Italia — insieme alla capogruppo regionale Laura Pernazza — aveva diffuso una nota congiunta di straordinaria durezza contro Ferranti, ricordando come gli organi di garanzia del partito abbiano sancito la sua sospensione prima a livello territoriale e poi nazionale.
“In ragione di ciò — scrivevano i vertici azzurri — Ferranti non riveste alcun ruolo politico né organizzativo all’interno di Forza Italia e non ha alcun titolo per parlare a nome del partito”.
Nella stessa nota, inoltre, il partito confermava ufficialmente che il percorso politico di Guido Verdecchia era già stato “ufficializzato presso la sede nazionale di Roma alla presenza del segretario nazionale Antonio Tajani”, precisando anche che la richiesta di adesione al gruppo consiliare era stata formalmente presentata già dal 6 maggio.
Un passaggio politico pesantissimo, perché di fatto sancisce che la linea nazionale del partito è molto più vicina a Verdecchia che a Ferranti.
Ecco perché, in questo quadro, la presa di posizione del capogruppo rischia di apparire più difensiva che politica.
In una fase di fisiologica riorganizzazione della rappresentanza moderata, congelare o ostacolare un ingresso sostenuto apertamente dai vertici nazionali può essere letto non come difesa dell’identità del partito, ma come semplice tentativo di conservare una posizione personale.
Ed è proprio qui che emerge il vero significato dello scontro.
A Terni non si discute più soltanto della composizione di un gruppo consiliare. Si sta ridefinendo un equilibrio politico. E la sensazione, ormai evidente, è che questo percorso di rinnovamento per il centrodestra sia appena entrato nel vivo.
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