Al Senato della Repubblica un confronto ad alto livello tra istituzioni, imprese e territori. Il nodo emerso è chiaro: senza sistema, il potenziale resta inespresso.
Il segnale politico: ‘Il rilancio parte da qui’
Non è stato un convegno. È stato un posizionamento.
E non solo per Terni, ma per un’area più ampia che chiede di essere riconosciuta come sistema: la Bassa Valle del Tevere, con le Terre Arnolfe, Narni, San Gemini e i comuni che ne compongono l’identità.
Nella Sala Isma del Senato della Repubblica, l’iniziativa promossa da Guido Verdecchia, Consigliere del Comune di Terni e dall’Associazione ThinkTankTerni. .
Ad aprire i lavori, moderati dalla giornalista Paola Idilla Carella, presidente dell’Associazione ThinkTankTerni, è stato Guido Verdecchia, che ha dato subito un segnale politico chiaro e netto: “Il rilancio di Terni è partito oggi da una sede importante come il Senato della Repubblica, a dimostrazione che la nostra sfida è di vitale interesse non solo per la bassa Umbria. Con il convegno ‘La Porta dell’Umbria’ abbiamo certificato un cambio di paradigma fondamentale: il turismo, se ben progettato e connesso alle nostre eccellenze, rappresenta un volano economico capace di generare occupazione e opportunità per tutta l’Umbria”.
Tra strategia e dati: un sistema che fatica a tenere
Il confronto si è mosso lungo un filo molto chiaro: il turismo non può più essere considerato un settore accessorio. Ma tra questa consapevolezza e la sua traduzione concreta esiste ancora una distanza evidente.
A sottolinearlo l’On. Raffaele Nevi (FI) Segretario Commissione Agricoltura alla Camera, che ha riportato il tema su un terreno strategico spesso sottovalutato: il legame tra agricoltura e turismo, inteso come filiera economica capace di generare valore se messa a sistema. Il Senatore Andrea Paganella (Lega) ha messo al centro una questione che non può più essere rimandata: trasformare un insieme di eccellenze in un ecosistema competitivo.
Di cultura e turismo ha parlato l’On.Giorgia Latini, Responsabile Nazionale dipartimento Cultura (Lega).
Su un piano più ampio, Ivana Jelinic, Amministratore Delegato di ENIT, ha evidenziato la complessità dei borghi italiani:”L’Umbria ha un potenziale straordinario, ma ancora in parte inespresso. La sfida è puntare su qualità e unicità, evitando modelli standardizzati: solo così può competere sui mercati internazionali senza restare indietro.”
Quando il dibattito si è spostato sui dati, il quadro si è fatto ancora più netto.
Fabrizio Antolini, professore di Statistica Economica e membro Osservatorio Nazionale del Turismo, ha evidenziato le trasformazioni in atto nel settore, tra destagionalizzazione e clusterizzazione dell’offerta, indicando nell’inbound turistico un moltiplicatore economico ancora sottoutilizzato. “Il nodo centrale – ha sottolineato Antolini – è quello delle competenze, oggi determinanti in tutti i settori e in modo ancora più evidente nel turismo. Oggi è necessario saper coniugare soft skill, come l’ospitalità, con competenze emergenti, come l’analisi dei dati. Ma non basta: serve anche una solida cultura storica e culturale dei luoghi, perché è questo che consente di creare empatia con i viaggiatori, sempre più interessati a conoscere le identità locali”. Un cambio di paradigma che impone una visione dinamica del settore: “Il turismo richiede oggi una forte capacità di adattamento. Il turista slow ha esigenze completamente diverse rispetto a chi vive il viaggio come momento di puro relax. A questo si aggiunge il ruolo dell’intelligenza artificiale, che può supportare l’erogazione di alcuni servizi. Ma una cosa è chiara: la persona e l’empatia non potranno mai venire meno”.
Giuliana Piandoro, Vicesegretario Generale della Camera di Commercio dell’Umbria, ha posto il tema in modo diretto: Se i 14 comuni dell’area ternana perdono quasi il 30% della popolazione tra i 25 e i 45 anni, non è una tendenza demografica, ma un’ipoteca sullo sviluppo. Se le imprese crescono nei ricavi ma non nei margini, non è solo un problema aziendale, ma territoriale”. Da qui la necessità di un cambio di approccio: “La priorità non è solo produrre di più o avere più abitanti – continua Piandoro – ma trattenere valore e attrarre una popolazione dinamica, ricostruendo un ecosistema in cui lavoro, imprese e qualità della vita tornino a stare insieme”. Perché – ha concluso – la vera infrastruttura strategica è una sola: la possibilità concreta, per una generazione, di costruire qui il proprio futuro”.
Dai territori alle esperienze: il futuro è già qui, ma non fa sistema
Quando il confronto scende sui territori, il problema diventa ancora più concreto. Tra i relatori l’Assessore alla Cultura al Comune di Terni Tiziana Laudadio e il Consigliere Regionale Nilo Arcudi. I sindaci Riccardo Aquilini (Montecastrilli) e Luciano Clementella (San Gemini) che hanno portato esempi diversi ma complementari: da un lato modelli di attrattività costruita, come la Big Bench Route, dall’altro operazioni di rilancio strutturale come il progetto sul parco delle acque termali.
A riportare il discorso alla profondità storica del territorio è stato Filippo Orsini, direttore Archivio Storico di Todi che ha richiamato in un brillante intervento la via Amerina, la Flaminia, l’Antica Carsulae e le Terre Arnolfe, sottolineando come il patrimonio esista già, ma debba essere raccontato con maggiore forza. Sulla valorizzazione è intervenuto anche Raffaele de Lutio, delegato FAI Umbria, richiamando il ruolo dei “Luoghi del Cuore” e delle Giornate di Primavera, con esempi concreti come il Monastero di Santa Chiara di Montecastrilli.
Poi il passaggio decisivo: quello in cui il turismo diventa pratica.
Le esperienze di Marco Angeletti, bikepacking Terre Arnolfe Trial e di Marco Fioroni, Cammino dei Borghi Silenti, dimostrano che anche in territori non mainstream è possibile creare economia e lavoro, soprattutto per i giovani.
In questa prospettiva si inserisce anche la visione di Stefano Maina, Ceo di The Voyager – See Rome From Boat – che ha proposto di sviluppare un sistema di navigazione turistica tra i fiumi Velino e Nera.
Eppure, il nodo resta.
A dirlo con chiarezza è stata Susanna Sabatini, presidente del DIT Umbriaexperience: “Parlare con ogni singolo operatore è un’impresa complessa, perché pochi sono realmente strutturati. Spesso si tratta di attività portate avanti per passione, e questo rende difficile costruire un’offerta organizzata e vendibile. Ma oggi abbiamo visto che qualcuno è riuscito a trasformare la passione in professione: è da qui che bisogna partire. Un percorso lungo, ma oggi grazie a ThinkTankTerni abbiamo messo il primo mattoncino”.
A chiudere, la sintesi di Paola Idilla Carella, (Direttore Responsabile della nostra testata di cui l’Associazione THINKTANKTERNI è Editore – ndr): “Non è un problema di progettualità, è ancora una volta un problema di sistema. La vera fragilità del territorio è la frammentazione: tra istituzioni, tra comuni, tra imprese e tra esperienze. Oggi abbiamo dimostrato che è possibile trasformare una visione in realtà operativa. Il punto è semplice: non serve fare di più, serve lavorare insieme. Ed è esattamente ciò che intendiamo perseguire con altre future iniziative”.
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